L’Aquila. “Le notizie e le immagini che arrivano delle carceri italiane sono davvero impietose e raccontano di un sistema allo sbando totale. Feriti tra i poliziotti penitenziari si contano, o meglio, non si contano più, da Siracusa ad Aosta. Video di devastazioni giungono da ogni dove”. A dichiararlo è il segretario nazionale Cnpp-Spp Mauro Nardella.
“Nei giorni scorsi abbiamo più volte parlato di Pescara e di un istituto che conta in media un evento critico al giorno.- prosegue Nardella- Stante quanto riferito da fonti autorevoli direttamente provenienti dal carcere cittadino, non meno pesante è la situazione che si vive all’istituto per minori dell’Aquila. Qui a un timido miglioramento avutosi dal punto di vista delle progettualità trattamentali, stanno facendo da contraltare sistematici episodi di autolesionismo, evidentemente prodotti da un sovraffollamento carcerario oramai conclamato, aggravato dall’arrivo di detenuti violenti per lo più trasferiti da altri istituti laddove hanno lasciato il segno in termini di devastazione”.
“Sono 28 i detenuti presenti allo stato attuale presso l’IPM aquilano, a fronte di un numero massimo di posti che non supera le 25 unità. – spiega il segretario nazionale- Celle contemplate per 3 persone vedono la presenza sistematica di 4 soggetti, a quanto pare non certo raccomandabili visto che spesso e volentieri si producono tagli sul loro corpo. Giunge addirittura voce di un detenuto costretto a dormire in bagno per mancanza di spazio”.
Aggiunge poi: “Non meno bella, a quanto pare, sarebbe la condizione dell’organico di Polizia Penitenziaria.
Presso l’istituto Minorile aquilano a dir la verità sarebbero anche arrivati nuovi agenti ma un buon 50%, da quello che è dato sapere, quasi subito sarebbe stato destinato altrove giacché inviati in distacco e per i più disparati motivi. Insomma se nel contesto per adulti si può parlare oramai di “guerra” dichiarata dai detenuti nei confronti dello Stato, in quello riservato ai minori non si percepiscono segnali migliori, anzi”.
Da qui la denuncia del Cnpp-spp: “Cosa aspetta lo Stato a intervenire? Aspetta forse che si contano morti anche tra i poliziotti penitenziari visto che tra i detenuti già si viaggia su dati esorbitanti? Eppure lo andiamo dicendo da mesi se non da anni. Il sistema è oramai collassato. Bisogna prendere serie decisioni come quelle di dichiarare lo stato d’emergenza delle carceri utilizzando tutte le giuste formule per porvi rimedio”.
Nardella afferma: “Riaprire istituti sulle isole, quali quelli di Pianosa, Capraia, Ventotene, Asinara e ivi portarci i detenuti più violenti, compresi i minorenni, potrebbe rappresentare un buon inizio; correggere il modello operativo del Gruppo di Intervento Operativo, di fatto sinora quasi del tutto “inutilizzato” (il tutto malgrado i disastri che troppo spesso oramai si vanno dislocando qua e la perdita l’Italia), prevedendo il loro utilizzo proprio in quegli istituti isolani che chiediamo di riaprire, rappresenterebbe il secondo punto da mettere in pratica;
non disegnare, nelle more che vengano, si spera, assunti i 20.000 agenti mancanti, l’utilizzo dell’esercito potrebbe rappresentare un terzo elemento da considerare; prevedere, come si fece ai tempi delle brigate rosse, l’istituto di un Prefetto per le carceri, come lo fu il generale Dalla Chiesa, potrebbe rappresentare un altro importante traguardo”.
“Insomma bisogna fare presto – conclude- se non si vorranno contare danni irreparabili e, si spera mai, irreversibili. Il tutto, ovviamente, Nordio e l’attuale Governo permettendo, sinora assai deludenti viste le aspettative oramai perdute che molti, tra gli addetti ai lavori, riponevano in loro”.



