L’Aquila. Il modello gestionale della ASL 1 Abruzzo risponde sempre più a logiche di anarchia piuttosto che di sistema. L’ennesima riprova dell’inconsistenza di un modello organizzativo disorganico, per non dire inesistente, è arrivata proprio nelle ultime ore, sollevando dure critiche sulla gestione interna dell’azienda sanitaria.
Al centro del caso c’è l’Unità Operativa delle Professioni Sanitarie, un servizio formalmente in staff alla Direzione generale che, tuttavia, risulta privo del suo Direttore. L’unico dirigente attualmente in servizio all’interno di quella specifica Unità, infatti, non possiede nemmeno i requisiti minimi necessari per partecipare al concorso da Direttore.
Ciò nonostante, questo semplice dirigente/infermiere ha stabilito – sostenendo di agire con l’avallo della Direzione generale – che l’obbligo di redigere i turni di servizio del personale spetti d’ora in poi ai Primari dei reparti. Forte dell’autorità spesa in nome del Direttore generale, ha persino invitato i Primari stessi a partecipare a un corso di aggiornamento specialistico per impratichirsi nell’elaborazione dei turni in formato elettronico.
La disposizione rischia di sottrarre i medici di massimo livello ai loro compiti essenziali: secondo questa impostazione, anziché andare in Sala Operatoria o al letto degli ammalati per diagnosi e terapia, o per eseguire prestazioni specialistiche ambulatoriali, i Primari dovrebbero spendere ore e ore per redigere i turni di servizio del personale, stabilendo ferie, permessi, sostituzioni e reperibilità.
A rendere la situazione ancora più paradossale è quanto risulta ufficialmente nell’area della trasparenza della ASL aquilana: la responsabilità della gestione del personale sanitario spetta, per legge, proprio alla Unità Operativa delle Professioni Sanitarie, la quale dipende direttamente dalla Direzione generale. Una contraddizione evidente che degrada l’altisonante “delega di poteri” nel più banale e classico dei “scarica barili”.
Di fronte a tali dinamiche organizzative, c’è ancora qualcuno che continua a chiedersi come mai la Sanità non funzioni più come una volta.



