L’Aquila. Il caso delle consulenze affidate da Abruzzo Progetti accende lo scontro politico sulla gestione della cosa pubblica in regione. Le recenti notizie di stampa relative ai 5,2 milioni di euro impegnati in due anni dall’ente in house della Regione Abruzzo, unite al monito della Corte dei Conti, hanno spinto i vertici di Sinistra Italiana – AVS a chiedere un radicale cambio di rotta. Sotto la lente d’ingrandimento finisce soprattutto la tempistica di alcuni affidamenti, avvenuti a ridosso di nuove delibere restrittive.
«Apprendiamo che alcune consulenze sarebbero state affidate il giorno prima dell’approvazione della delibera regionale che introduce delle limitazioni o maggiore accortezza: è la classica storia della stalla chiusa quando i buoi sono già scappati», dichiarano in una nota congiunta Fabrizio Giustizieri (Segretario Provinciale SI), Pierluigi Iannarelli (Segretario Comunale SI) e Lorenzo Rotellini (Capogruppo AVS al Comune dell’Aquila). Per i tre esponenti si tratta di un modo di procedere che «anche solo sul piano dell’opportunità politica e amministrativa, solleva più di una perplessità».
Il sindacato ispettivo della forza politica si allarga alla gestione complessiva del personale pubblico, denunciando il ricorso sistematico a incarichi che aggirerebbero il principio del pubblico concorso. «La Pubblica Amministrazione ricorre troppo spesso a forme di collaborazione e consulenze che finiscono per aggirare lo strumento costituzionalmente previsto per garantire selezioni aperte, trasparenti e basate sul merito», sottolineano i firmatari, evidenziando come questo sistema rischi di creare «precari iperqualificati, sostanzialmente insostituibili senza arrecare danno all’azienda e ciò a danno anche della qualità della vita di tali lavoratori».
L’analisi di SI-AVS tocca anche le procedure concorsuali negli enti locali, segnalando anomalie nelle graduatorie e nei requisiti per le cariche dirigenziali. «Abbiamo assistito a concorsi banditi da piccoli comuni, talvolta in piena estate e per uno o due posti, che producono graduatorie poi utilizzate da altri enti», spiegano Giustizieri, Iannarelli e Rotellini, aggiungendo critiche su casi di partecipazione a concorsi dirigenziali «pur in assenza dei requisiti specifici richiesti, come quello di aver maturato 5 anni di carriera come funzionario assunto tramite concorso».
Secondo i tre rappresentanti, questo modello indebolisce la credibilità delle istituzioni e alimenta il sospetto di “scorciatoie” politiche. «Continueremo a chiedere trasparenza, rispetto delle regole e concorsi pubblici veri, perché la pubblica amministrazione non può diventare terreno di opacità diffusa o di selezioni costruite su misura», concludono i firmatari, ribadendo che «l’interesse generale viene prima di tutto ed è da lì che bisogna ripartire per costruire un altro modo di amministrare».



