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Legge sulla Montagna, Marsilio: fondi anche ai Comuni esclusi

Redazione Abruzzolive di Redazione Abruzzolive
19 Febbraio 2026
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L’Aquila. Per la prima volta, esiste una legge pensata davvero per contrastare lo spopolamento delle montagne, un fenomeno che dura dagli anni Sessanta.

Le risorse devono andare a chi vive condizioni di reale disagio. Estendere in modo indiscriminato la definizione di montagna significherebbe sottrarre fondi proprio a chi ne ha più bisogno.

L’Abruzzo ha avuto un ruolo determinante nel percorso che ha portato all’approvazione della nuova legge nazionale sulla montagna, una riforma attesa da oltre mezzo secolo che introduce per la prima volta strumenti strutturali a sostegno delle aree montane autentiche”. Così il presidente della Giunta regionale, Marco Marsilio, di FdI, nel presentare all’Aquila insieme all’assessore regionale agli enti locali Roberto Santangelo, la legge sulla Montagna.

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“E la Regione Abruzzo è stata capofila nel confronto con il Governo e le altre Regioni, rappresentando tutte le regioni italiane in Conferenza Unificata e ottenendo, grazie al dialogo con il Ministro Calderoli, una significativa riduzione dei territori appenninici inizialmente esclusi – ha spiegato ancora il governatore.
Nel primo impianto della riforma, infatti, oltre 59 comuni abruzzesi erano stati esclusi dal perimetro dei comuni montani.

“I parametri utilizzati – ha sottolineato Marsilio – non sono frutto di decisioni arbitrarie, ma derivano dal lavoro di una commissione tecnica composta da rappresentanti di comuni, province, regioni e ministeri. Noi abbiamo poi portato tutte le regioni a condividere una proposta nuova. Il conflitto non era politico ma territoriale, le regioni alpine hanno un concetto di montagna che è differente da quello appenninico, per caratteristiche morfologiche e territoriali”.

“Il confronto – ha spiegato il presidente – ha portato a comprendere le reciproche posizioni e a trovare una sintesi e tutte le regioni alpine hanno approvato questa nuova classificazione, che recuperava gran parte dei territori appenninici esclusi, a parte le regioni di sinistra che, pur essendo appenniniche o non avendo montagne come praticamente capita alla Puglia, hanno votato contro solo per alimentare poi una battaglia sul territorio cercando di fomentare i poveri comuni rimasti esclusi”.

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