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Sistema sanitario provinciale, Cgil: “Internalizzare tutti i servizi per generare lavoro stabile e di qualità”

Redazione Cronaca di Redazione Cronaca
12 Gennaio 2022
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L’Aquila. “È nei momenti di crisi che si costruiscono le condizioni per il cambiamento. Partendo da questa valutazione la politica dovrebbe seriamente cominciare ad occuparsi di ciò che è accaduto in questi ultimi venti anni all’interno del sistema sanitario della nostra provincia. Partendo, di buon conto, dalla continua e sistematica riduzione dei servizi sanitari dedicati alle nostre comunità, parlando inevitabilmente di lavoro, lavoratrici e lavoratori”.

Sono le parole del segretario provinciale della Cgil dell’Aquila, Francesco Marrelli, che continua:

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“Le scelte ripetute delle diverse gestioni della ASL che si sono susseguite, hanno in sé una continuità ideologica, divenuta oramai inaccettabile: la continua esternalizzazione di attività, servizi e di conseguenza di lavoratrici e lavoratori legati a quelle prestazioni, posti così in una condizione di estrema fragilità e precarietà lavorativa. Parliamo della RSA di Montereale, di lavoratrici e lavoratori assunti in cooperativa per posti accreditati nel sistema pubblico, medesima condizione per il Centro diurno per l’autismo e per la struttura residenziale protetta SRP2 di Pratola Peligna, dei servizi del 118, del CUP, delle manutenzioni, delle mense e pulizie, delle attività amministrative e sanitarie, dei lavoratori e lavoratrici ex LSU che hanno visto sfumare il loro diritto alla stabilizzazione per una scelta di gestione e parliamo, infine, delle centinaia di lavoratrici e lavoratori “utilizzati” in somministrazione lavoro.
Lavoratrici e lavoratori legati temporalmente a scadenze di appalto e di contratti individuali di lavoro,
che rischiano di subire sistematicamente perdita di salario e diritti ad ogni cambio di appalto o ad ogni rinnovo/proroga dei contratti. Vite legate indissolubilmente ad un costo di bilancio ed ad una continua contrazione delle risorse finanziarie, come se per erogare un servizio e, quindi, garantire un diritto alla collettività, come quello di rango costituzionale alla salute, ovvero al lavoro ed ad una giusta retribuzione, contasse più un conto economico che non le persone ed il loro benessere.
Sono le lavoratrici ed i lavoratori che in questa drammatica crisi pandemica pur di garantire la
continuità dei servizi alle nostre comunità, hanno dedicato tutte le loro forze, esponendosi al rischio contagio e sopportando immani fatiche psico–fisiche. Oggi tutte e tutti chiedono il giusto riconoscimento per il lavoro svolto, chiedono che sia riconosciuto a loro il diritto a vivere una vita dignitosa e serena, che, nel contempo, vuol dire garantire alla collettività l’erogazione di servizi di qualità e altamente professionalizzati. La ASL ha tante responsabilità legate soprattutto alle mancate decisioni, ma la politica e specialmente la Regione Abruzzo, in qualità di soggetto programmatore,
ha evitato di affrontare il problema per scelte davvero incomprensibili, ancor di più in questa delicata
fase storica.
È necessario colmare i ritardi, utilizzare tutte le soluzioni possibili, imparando anche da chi, in modo
virtuoso, ha deciso di invertire una tendenza internalizzando servizi e di conseguenza lavoratori e lavoratrici. È necessario che questo avvenga anche riducendo i costi, sottraendo al profitto la gestione in appalto dei servizi sanitari e ricostruendo un perimetro di lavoro alle dirette dipendenze della ASL e della Regione Abruzzo, anche attraverso società in house providing, applicando le giuste procedure di salvaguardia occupazionale. È necessario lavorare speditamente alle procedure di  stabilizzazione dei precari che in questi anni hanno maturato il diritto ad una occupazione stabile.
Bisogna superare definitivamente la precarietà occupazionale, in tutte le sue forme, utilizzata troppe
volte dalla pubblica amministrazione. Il sistema dei servizi pubblici è di qualità se legato ad una occupazione lavorativa stabile, in grado di garantire un giusta ed equa retribuzione. Occorre rimettere al centro del dibattito politico il lavoro ed i servizi sanitari, i diritti ed il salario, solo così saremo in grado di cogliere il cambiamento di cui necessita il nostro Paese, superando disuguaglianze e discriminazioni, generando lavoro stabile e di qualità. Si apra immediatamente una discussione pubblica ed istituzionale su una diversa programmazione che sia nelle condizioni di dimostrare il riconoscimento che meritano le persone che si sono fatte carico dei nostri bisogni in questi anni drammatici”.


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