L’Aquila. In nessun caso i giudici dei minori possono stabilire che un bambino si trova in stato di abbandono, condizione ‘anticamera’ della sua adottabilità, basandosi “sullo stato di sudditanza e di assoggettamento in cui vive la madre, per effetto delle reiterate violenze subite dal partner”.
Sulla base di questa affermazione della Cassazione, gli ‘ermellini’ hanno accolto il ricorso di una donna moldava – sposata con un connazionale violento, già condannato per maltrattamenti in famiglia e che in un ennesimo episodio di aggressione le aveva spaccato il setto nasale e traumatizzato il torace – alla quale era stata portata via la
figlioletta dai servizi sociali di Roma che l’avevano affidata a una casa famiglia dopo che la donna aveva sporto denuncia per le percosse e poi l’aveva ritirata per paura. Per la Suprema Corte, “non c’è dubbio che la procedura di adozione aperta nei confronti dell’ultima figlia” della mamma moldava “possa in concreto tradursi in una forma di ‘vittimizzazione secondaria’ in violazione” della Convenzione internazionale di Istanbul contro la violenza sulle donne e domestica. Così i supremi giudici hanno ordinato alla Corte di Appello di Roma di rivedere la loro decisione, hanno inoltre confermato la sospensione della potestà genitoriale del padre aggressivo che in passato aveva maltrattato anche i tre figli avuti dalla moglie da un precedente matrimonio.
Ora per la mamma moldava si riapre la strada per tornare a crescere la sua bambina che le è stata tolta dal 2017 dal momento che – scrivono le Sezioni Unite della Cassazione che hanno voluto occuparsi del merito di questo caso urgente – “le è stato addirittura imputato il fatto di essere in stato di soggezione rispetto al marito, e di avere, per paura, ritirato la denuncia nei suoi confronti, al punto da fondare anche e soprattutto su tali circostanze la presunta inidoneità della madre a svolgere il suo ruolo di genitore”. Anche l’Ambasciata della Moldavia ha protestato contro la decisione di dare in adozione la piccola – nata e residente in Italia ma cittadina moldava – della quale aveva chiesto il rimpatrio. La Cassazione, con il verdetto 35110, ha risposto che dei minori che si trovano in Italia in condizioni di abbandono – vero o presunto – se ne occupano i giudici italiani.



