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Maxi operazione della Finanza: sequestrate 3 società del valore di 7 milioni di euro, diverse persone denunciate

Redazione Cronaca di Redazione Cronaca
25 Ottobre 2019
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Pescara. Nella mattinata di oggi, venerdì 25 ottobre 2019, alle ore 11.30, presso la  sede del Nucleo di polizia economico-finanziaria di Pescara – caserma Ernando Parete, lungomare Papa Giovanni XXIII n. 43, si terrà una conferenza stampa per illustrare i risultati relativi ad un’attività investigativa che ha permesso di  pervenire alla denuncia di numerosi soggetti e al sequestro di beni per 7 milioni di euro, in relazione a reati di usura, reimpiego di proventi illecite di natura societaria e fallimentare.

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Nei giorni scorsi i Finanzieri del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Pescara, hanno sottoposto a sequestro il capitale di tre società operanti nel settore della ristorazione, della grande distribuzione e della distribuzione del gas operanti in provincia di Pescara e nel Napoletano.

Le partecipazioni societarie sequestrate hanno un valore di circa 7 milioni di euro e sono state affidate in custodia ad un amministratore giudiziario nominato dal Tribunale di Pescara.

L’attività è stata effettuata in esecuzione di un’ordinanza emessa dal Tribunale di Pescara, su richiesta della locale Procura della Repubblica, all’esito di un’ampia ed articolata attività di indagine nata per reati fallimentari, a seguito del fallimento della BAM BAM ADRIATICO S.R.L., società operante nel settore della ristorazione, in Città Sant’Angelo (PE).

Le indagini hanno permesso di segnalare 13 soggetti, accusati a vario titolo, di aver consapevolmente depauperato, attraverso più azioni contabili illecite, alcune società di consistenti attività patrimoniali e disponibilità finanziarie veicolandole poi, scientemente, alla inevitabile deriva fallimentare, non prima di averle intestate a prestanome.

Il sodalizio criminale indagato risultava dedito al fallimento seriale delle imprese, conducendo al fallimento due società di capitali, entrambe attive nel settore della ristorazione.

Gli indagati sono, pertanto, accusati di aver sistematicamente operato lo svuotamento delle casse societarie attraverso cessioni di beni o di quote nei confronti di prestanome, accumulando nel corso degli anni un ingente passivo fallimentare, pari ad euro 6.872.913,17.

Le condotte illecite contestate hanno fatto emergere lo strumentale utilizzo a vantaggio del principale indagato delle società sequestrate, che sono divenute, nel tempo, schermo di copertura, per il tramite di prestanome, di reiterate operazioni finanziarie di natura delittuosa.

A tal riguardo è stato anche accertata l’intestazione fittizia di quote societarie, a favore di prestanome, per un valore complessivo di euro 294.000,00.

Nel corso delle indagini sono emerse condotte usurarie con l’applicazione di tassi di interesse nell’ordine del 120% su base annua e relativo reimpiego dei proventi illeciti, che sono stati utilizzati, attraverso il loro trasferimento su conti correnti bancari delle società oggetto di sequestro, formalmente intestate a prestanome.

In particolare, le condotte usurarie accertate sono riconducibili alla cd. usura di impresa, fenomeno delittuoso che prolifica proprio nel contesto in cui l’imprenditore in difficoltà finanziarie, trovandosi inibito il ricorso al credito bancario, al fine di salvaguardare la propria attività aziendale, si trova costretto ad attingere denaro da un circuito parallelo a quello legale, normalmente illecito in quanto coloro che prestano le somme di denaro necessarie, ben consci delle difficoltà economiche in cui versano le aziende, fanno, inizialmente, di tutto per favorire l’apparente temporanea risoluzione della crisi aziendale, per poi arrivare a richiedere la restituzione del prestito e degli onerosi interessi, in unica soluzione ovvero senza alcun preavviso, in maniera tale da riuscire facilmente ad ottenere il possesso dell’azienda stessa, avvalendosi di prestanome che, non di rado, sono gli stessi ex titolari.

Nello specifico, un imprenditore, in difficoltà finanziaria, titolare di un supermercato ubicato in città, a fronte di un prestito iniziale di 37.000,00 euro, dopo un anno ha dovuto restituire l’intero capitale chiesto in prestito oltre ad interessi per euro 51.800, corrisposti con gli incassi del supermercato. 

Tale esposizione debitoria, legata alla improvvisa richiesta di rientro del prestito ricevuto, ha, di fatto, costretto lo stesso a cedere la gestione del supermercato all’usuraio.

Infine, accertato lo stato di insolvenza, per altre 4 società di capitali è stato proposto all’Autorità Giudiziaria il fallimento per aver contratto debiti nei confronti dell’Erario per oltre 6 milioni di euro.

L’attività portata a termine dalle Fiamme Gialle del Comando Provinciale di Pescara, dimostra ancora una volta il concreto impegno del Corpo e della locale Autorità Giudiziaria a tutela dei mercati e della libera concorrenza, garantendo il perseguimento degli obiettivi di aggressione dei patrimoni dei soggetti dediti ad attività criminose, al fine di assicurare l’effettivo recupero delle somme frutto delle condotte fraudolente, fatte di appropriazioni e distrazioni di beni societari a discapito, il più delle volte, dei propri dipendenti e delle casse dell’Erario.

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