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13 gennaio 1915, un terremoto distrusse la Marsica. Di Pangrazio: esempio resilienza abruzzesi (Gallery)

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Avezzano. Il terremoto della Marsica, di 103 anni fa, secondo il presidente del consiglio regionale, Giuseppe Di Pangrazio, come “esempio di resilienza del popolo abruzzese”. “Quel tragico evento consumatosi il 13 gennaio 1915 – sottolinea nella sua riflessione pubblica – abita la memoria dei marsicani ed evidenzia, contemporaneamente, il senso di solidarieta’ del popolo abruzzese e dell’intero Paese che, sotto molteplici profili, hanno contribuito a ricostruire l’assetto urbanistico ed economico, unitamente al tessuto sociale e civico dei paesi devastati dal sisma. Come cittadino di Avezzano sono nato tra i ricordi dei miei familiari, la cui esistenza era direttamente legata agli effetti di quella catastrofe: ogni famiglia ha elaborato la narrazione di sofferenze e speranze sulle quali l’intero territorio ha saputo riscrivere una storia straordinaria di sviluppo individuale e collettivo.

Ancora oggi, a distanza di 103 anni, il terremoto della Marsica resta una nitida manifestazione di unificazione generazionale, simbolo di una vicenda che segna l’appartenenza ad una terra oggi abitata dai discendenti di quelle migliaia di vittime, ogni anno richiamate alla memoria. Tenacia e generosita’ sono, in effetti, caratteristiche costitutive del popolo abruzzese, capace di resilienza e di rinascita ogni qualvolta esso e’ posto di fronte ad avversita’ improvvise, cruente e luttuose, come fu quel terremoto concomitante, tra l’altro, agli avvenimenti, altrettanto tragici, della prima guerra mondiale, cui non manco’ l’apporto dei giovani sopravvissuti al sisma e subito chiamati a combattere nelle trincee del Carso. Fino a qualche anno fa si potevano ascoltare i racconti di coloro che furono diretti testimoni dell’evento distruttivo e, successivamente, protagonisti della ricostruzione architettonica e comunitaria dei paesi della Marsica, attestata in innumerevoli testi che descrivono l’eccezionale impegno culturale profuso dal territorio”.

“E lo sguardo si proietta immediatamente sulle vicende altrettanto tragiche che hanno sfigurato, cent’anni dopo, il capoluogo dell’Abruzzo e tanti altri paesi del Centro Italia – evidenzia Di Pangrazio -, evocando ogni volta una solidarieta’ ampia, partecipata, perseverante verso le popolazioni colpite dai terremoti del 2009 e 2016. L’intensita’ degli eventi e la loro convergente incidenza territoriale hanno creato una produzione di interventi reattivi, sempre piu’ diffusi e qualificati, che hanno portato la politica abruzzese ad assumere un’attenta funzione di ricerca e di studio concernente le calamita’ naturali e le loro connessioni con i cambiamenti climatici che si manifestano esponenzialmente in Italia e in Europa.

Ed e’ propriamente all’Abruzzo che la Conferenza delle Assemblee Legislative Europee ha chiesto di coordinare i lavori, finalizzati ad un’appropriata conoscenza scientifica dei fenomeni naturali distruttivi e alla creazione di un codice normativo comunitario (oggi assente) capace di rispondere alle emergenze ma – soprattutto – di creare investimenti sulla prevenzione degli effetti nefasti dovuti ai disastri naturali, in termini di vittime e di danni economici e sociali. Il gruppo di lavoro scientifico interregionale, che ha gia’ prodotto una prima serie di importanti documenti posti al vaglio degli organismi europei, continuera’ nel 2018 gli approfondimenti tematici, sotto la guida dell’Abruzzo, quale regione pilota in questo settore a motivo della sua fragilita’ geologica e della frequenza con cui i terremoti, in particolare, si sono manifestati, puntando sull’impegno prioritario nella prevenzione, nell’uso di tecnologie innovative per la sicurezza e di un’ idonea ricostruzione strutturale”.

“Il Consiglio regionale dell’Abruzzo – aggiunge – e’ altresi’ impegnato, unitamente ai Consigli di Umbria, Marche e Lazio, nella promozione di una serie di progetti per il rilancio territoriale delle aree colpite dal sisma del 2016, grazie a un cospicuo contributo di solidarieta’ reso disponibile dalle Assemblee legislative di tutte le regioni italiane. Anche la rinascita del Capoluogo di regione sta avvenendo con metodi e risultati soddisfacenti: l’Aquila sara’ la citta’ piu’ sicura ed intelligente dell’Europa nei prossimi anni, ed anche il Consiglio regionale sta facendo la sua parte all’interno del processo di ricostruzione pubblica. Tra poche settimane, infatti, verra’ riconsegnato il cantiere dell’Emiciclo: una consegna simbolica alla citta’ dell’Aquila ed all’intero Abruzzo che risorgono dopo il terremoto I fenomeni sismici restano, purtroppo, componente ineliminabile della nostra terra, fanno parte del vissuto delle nostre genti, delle nostre comunita’, e ne influenzano gli aspetti sociali ed abitativi. Oggi, tuttavia, e’ radicata l’idea di un piu’ alto rispetto per la natura, e’ stato innalzato il senso di responsabilita’ della classe politica verso i cittadini sui temi della sicurezza, abitativa e infrastrutturale.

Partendo dal tremendo terremoto della Marsica e passando per il sisma aquilano del 2009 fino ad arrivare al sisma del 2016, l’Abruzzo puo’ dirsi una regione che ha saputo trovare il modo di ripensarsi e di convivere con il terremoto in modo resiliente. Tornano alla mente le parole di Ignazio Silone a proposito del terremoto della Marsica: In una contrada come la nostra, in cui tante ingiustizie rimanevano impunite, la frequenza dei terremoti appariva un fatto talmente plausibile da non richiedere ulteriori spiegazioni Nel terremoto la natura realizzava quello che la legge a parole prometteva e nei fatti non manteneva: l’uguaglianza. A proposito di quelle considerazioni, oggi possiamo dire che molte cose sono cambiate: la scienza sullo studio dei terremoti fa passi in avanti; Enti pubblici ed organizzazioni di base, seppur tra mille difficolta’, tendono ad assicurare la necessaria assistenza alle popolazioni in difficolta’; i processi di ricostruzione pubblica e privata cambiano il volto delle nostre citta’, allo scopo di renderle migliori per cittadini capaci di interrogarsi e di riflettere sulla qualita’ dei modelli di comunita’, capaci di resistenza, e ancor piu’ di convivenza con la natura. Ogni anniversario e’ una attivazione della memoria: porta a soffermarsi sui ricordi, sul passato, sui volti, sui tanti nomi delle persone la cui vita si e’ inesorabilmente interrotta quel 13 gennaio 1915: una data indimenticabile”.

 

 

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