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Vermicino 40 anni dopo, a “Frontiere” il racconto dell’abruzzese che si calò nel pozzo

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Avezzano. Fu la tragedia che portò l’Italia di fronte alla necessità di costituire una protezione civile organizzata. Dopo 40 anni le immagini che passarono in tv all’epoca sono ancora vivide davanti agli occhi di chi per ore rimase incollato davanti alla tv, in attesa di una buona notizia che però, purtroppo, non arrivò.

È la tragedia di Vermicino, nella provincia di Roma, in cui perse la vita il piccolo Alfredino Rampi. Aveva solo sei anni e finì in un pozzo artesiano che gli strappò la vita sotto gli occhi di una nazione sgomenta.

In tanti, nella Marsica, ricordano che tra i soccorritori che tentarono di recuperare il bimbo ci fu anche Donato Caruso, di Avezzano. L’uomo, di corporatura gracile, fu segnalato alla sala operativa dei vigili del fuoco che all’epoca gestì l’emergenza da un sacerdote che stava ad Avezzano. “L’uomo è disponibile, è molto magro, potrebbe farcela”.

Caruso, che all’epoca faceva il tecnico al Cinema Valentino di Piazza della Repubblica, ad Avezzano, fu accompagnato a Roma. Un poliziotto prima di calarlo nel pozzo gli diede delle manette da mettere ai polsi del bambino per tirarlo su. Ma il soccorso fu vano. Il polso del bimbo era troppo magro e le manette non lo tenevano. Due le discese dell’avezzanese nel pozzo. Entrambi i tentativi fallirono.

Domenica 13 giugno alle 20.10 su Rai3 e in streaming su RayPlay, andrà in onda Speciale Frontiere – “Vermicino. L’Italia nel pozzo”. Nel programma è stata inserita anche la testimonianza di Caruso.

La presentazione della trasmissione Rai

Tra il 12 e il 13 giugno del 1981, un intero Paese ha seguito un’interminabile diretta televisiva in attesa di un lieto fine che non sarebbe mai arrivato. Chi ha sbagliato e chi è stato invece all’altezza del proprio ruolo?
A quarant’anni dalla morte di Alfredino Rampi, Frontiere dedicherà domenica 13 giugno uno Speciale al dramma di Vermicino con tanti protagonisti di quei giorni: soccorritori, volontari, speleologi. Le loro testimonianze e materiali inediti aiuteranno a ricordare e riflettere sul ruolo della Protezione Civile e sui delicati compiti – e limiti – dell’informazione, in occasione di eventi dolorosi e improvvisi.
Il racconto di Franco Di Mare si intreccia a quello del capo della Protezione Civile Fabrizio Curcio, del capo del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco Fabio Dattilo, di Walter Veltroni e dei giornalisti Piero Badaloni, Massimo Lugli e Pierluigi Camilli.

 

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