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Trafugata dalla teca la medaglia d’oro di Celestino V, accusato un giovane sacerdote

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L’Aquila. Un giovane sacerdote risulta indagato per il furto di una medaglia di Celestino V, il magistrato che si occupa della vicenda ha fatto notificare un avviso di garanzia nel quale è stato ipotizzato il reato di furto aggravato. Si tratta don Daniele Pinton di origini brianzole, ma da anni all’Aquila. Pinton è parrocco della chiesa di San Marco Evangelista e rettore delle Anime Sante nonché preside dell’Istituto Superiore Scienze Religiose “Fides et Ratio”. Secondo l’accusa il sacerdote avrebbe violato i sigilli della teca papale di Celestino V per rubare una medaglia donata da Papa Paolo VI e sostituirla con una copia probabilmente durante la ricognizione delle spoglie del pontefice del gran rifiuto. Della vicenda è stato informato anche monsignor Giuseppe Petrocchi. L’avvocato Visconti, legale del prelato, ha dichiarato che durante la ricognizione del corpo di Celestino V avvenuta tra il marzo e il maggio del 2013, don Pinton era componente della commissione che ha curato il rifacimento ‘reale’ del volto del Papa Santo spiegando che non ha mai ‘maneggiato’ i resti mortali del corpo del Santo Papa, come si evince dai verbali della commissione presenti nel fascicolo del procedimento. Ma tando alle ipotesi investigative l’indagato avrebbe rubato la medaglia quando la teca era stata prelevata dalla Basilica di Collemaggio per essere trasferita in un luogo sicuro dove poter avviare la ricognizione canonica delle sacre spoglie e studiare la scatola cranica al fine di poter ricostruire le vere fattezze del volto.

La medaglia che si trova attualmente all’interno sarebbe un falso, come avrebbe accertato da una perizia. Le indagini non sono scattate da una denuncia, ma da intercettazioni nell’ambito di un’inchiesta per corruzione in alcuni appalti pubblici per il recupero post terremoto di monumenti e chiese che ha visto don Pinton prosciolto dalle accuse.

 

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