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Stragi nazifasciste: nel tribunale dell’Aquila spunta un Armadio della Vergogna

Giuseppe Maritato di Giuseppe Maritato
11 Giugno 2021
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L’Aquila. Anche nel tribunale dell’Aquila c’era un Armadio della Vergogna. Il faldone, con una quindicina di procedimenti penali “contro ignoti militari tedeschi”, è rispuntato fuori a 77 anni dai fatti, dopo essere stato trovato nell’Archivio di Stato aquilano. Lo rivela il giornalista Giustino Parisse, sulle pagine de Il Centro di oggi, in occasione delle celebrazioni dell’eccidio di Onna, una frazione dell’Aquila, avvenuto l’11 giugno 1944 quando 16 onnesi furono trucidati dalla Gendarmerie tedesca.

Il paragone con il più noto ‘Armadio’ scoperto nel ’94 negli uffici giudiziari militari di Roma e reso noto da Franco Giustolisi è stato possibile dopo aver esaminato gli incartamenti presenti in quei fascicoli che riguardano i fatti del comprensorio aquilano: manca la stragrande quantità delle indagini effettuate all’epoca dagli inquirenti. Fra le vicende più efferate degli anni 1943-1944 nell’Aquilano nei faldoni scoperti da Parisse ci sono i fascicoli relativi, appunto, alla strage nazista di Onna (L’Aquila) dell’11 giugno, alla morte di un carabiniere e di un forestale durante l’azione militare che portò alla liberazione di Benito Mussolini sul Gran Sasso il 12 settembre 1943, all’uccisione di civili a Paganica (L’Aquila) nel maggio 1944 e di un prigioniero inglese il 23 settembre 1943. Le relative indagini furono chiuse dalla sezione istruttoria della Corte d’Appello dell’Aquila a fine maggio 1951 con la formula “non doversi procedere”.

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Da allora le carte sono state “seppellite” nell’archivio del Palazzo di Giustizia dell’Aquila. Dalla lettura degli atti emerge che la strage di Onna attribuita finora a un reparto dell’esercito tedesco responsabile della strage di Filetto (L’Aquila) avvenuta il 7 giugno 1944, in realtà va attribuita a un manipolo di uomini (otto, fra cui almeno 3 fiancheggiatori fascisti) della Gendarmeria tedesca di stanza all’Aquila. Per andare a compiere l’eccidio, a Onna, utilizzarono tre auto: una Balilla, una Topolino, e un furgone allora in uso alla Banca d’Italia. Testimonianze, interrogatori, resoconti, verbali che solo in minima parte furono spediti a Roma negli anni 50: della vicenda onnese infatti negli uffici giudiziari della Capitale sono presenti solo tre verbali poi ritradotti dal tedesco e inviati in Germania negli anni 60.

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