La prima edizione di staTO di FAtto, il Convivio Professionale ideato da Tollo Group per tenere aggiornati i propri partner di settore sulle selezioni, le nuove annate e le ultime novità del Gruppo si è tenuta lo scorso 9 Marzo presso Feudo Antico, la struttura del Gruppo situata nel cuore della DOCG Tullum, a Tollo.

La giornata ha riunito operatori provenienti dall’Abruzzo e regioni limitrofe in un percorso di assaggio articolato in aree tematiche pensate per orientare i professionisti verso le etichette più adatte al proprio posizionamento e alla propria clientela.
Ad aprire i lavori sono stati il direttore commerciale Ivano D’Alicandro e l’enologo Riccardo Brighigna, che hanno introdotto la filosofia produttiva e i progetti in corso del Gruppo. «La partecipazione così numerosa dei ristoratori è per noi un segnale concreto del rapporto di fiducia costruito negli anni», ha sottolineato D’Alicandro, rimarcando come la multicanalità rappresenti uno degli elementi distintivi di Tollo Group: la capacità di dialogare con target e occasioni di consumo differenti, senza mai perdere di vista l’identità. «Cantina Tollo nasce nel 1960, ma la sua storia non è un punto d’arrivo: è una piattaforma da cui continuiamo a evolvere. Crediamo che scala e identità non si escludano; al contrario, una grande diffusione può diventare accessibilità al territorio e alla sua cultura».

Tra i vini simbolo di questa visione, D’Alicandro ha citato la Maiolica di Cantina Tollo, un progetto che Brighigna segue con particolare coinvolgimento. È stato proprio l’enologo, nel 2023, a importare nel dibattito enologico italiano il termine anglosassone pinotization – la tendenza globale che premia le varietà capaci di evocare l’eleganza e la finezza del Pinot Nero – auspicando che lo stesso fermento internazionale potesse riguardare questo vitigno abruzzese. Un auspicio che si è tradotto in scelte produttive precise: ispirato dalle prime vinificazioni dei Vivai Cooperativi Rauscedo, Brighigna ha orientato la Maiolica di Cantina Tollo verso uno stile borgognone con un’alta percentuale di grappoli interi, scegliendo ceramiche a bassa porosità per l’affinamento, così da preservare la purezza del frutto, ammorbidire la consistenza e tenere a distanza i tannini da legno. Il risultato è un vino dal colore rubino-granato molto tenue, con tannini fini e leggermente gessosi, dominato dalla frutta rossa e da un accento speziato selvatico, stilisticamente collocabile a metà strada tra un Grenache e un Pinot Nero. «Mi auguro che i produttori abruzzesi colgano l’opportunità offerta da questo vitigno in termini di eleganza, evitando interventi che ne aumentino artificialmente colore o struttura», ha dichiarato Brighigna in un suo recente post social. «Se tutti lavoreranno nella stessa direzione, la Maiolica potrà fare per l’Abruzzo ciò che il Pais e il Cinsault hanno fatto per il Cile, il Grenache per la Spagna e l’Australia, il Gamay per la Francia, il Nerello per la Sicilia e alcune Corvina per il Veneto».

Sul fronte tecnico, ogni area di degustazione era stata concepita non solo per presentare i vini, ma per supportare i ristoratori nella scelta delle referenze più coerenti con il proprio locale. Particolare attenzione è stata riservata al Montepulciano d’Abruzzo Cagiòlo, vino di lungo corso e protagonista di un percorso di ricerca che non si è mai interrotto e che ha trovato conferma proprio nei giorni scorsi con il riconoscimento più ambito: il Grand Gold al Grand International Wine Award 2026 Mundus Vini. Un risultato di rilievo assoluto, considerando che in tutta Italia sono state appena otto le assegnazioni di questa medaglia, e una sola ha riguardato l’Abruzzo, andata al Cagiòlo 2020. «Nelle operazioni di winemaking e di blend, che coordino da oltre vent’anni, non accettiamo compromessi sulla qualità», ha dichiarato Brighigna. «Sono quindi particolarmente orgoglioso che i giudici abbiano riconosciuto questo lavoro».
Un secondo riconoscimento internazionale ha ulteriormente impreziosito la giornata: il Tullum in Anfora 2022 di Feudo Antico ha ottenuto 92 punti su JamesSuckling.com, confermando la bontà di un approccio produttivo che guarda con coraggio oltre le convenzioni. Il punteggio è anche l’occasione per Brighigna di sollevare una riflessione che va al cuore del dibattito enologico contemporaneo: di fronte alla crisi del consumo dei vini rossi, alla crescente domanda di freschezza da parte dei nuovi consumatori e all’interesse diffuso per materiali di affinamento alternativi al legno – adottati con ottimi riscontri da critica e pubblico in molte regioni del mondo, anche per etichette di fascia alta – appare sempre più difficile guardare a disciplinari che impongono il passaggio in botte come requisito obbligatorio.
Tra le altre novità presentate durante la giornata, anche le prove di vasca 2025 di Hedòs, sia nella versione bianca che in quella rosata, mostrate in anteprima ai presenti. Una degustazione che ha sorpreso più di un assaggiatore: due vini che si annunciano già con buona personalità, capaci di coniugare freschezza e delicatezza di bevuta senza rinunciare a sostanza e versatilità. Un profilo pensato per intercettare un pubblico più giovane, curioso e desideroso di fare esperienze di gusto in convivialità, esattamente il tipo di consumatore che il mercato del vino ha oggi più bisogno di conquistare.
Non sono mancate, però, le perplessità di qualche affezionato conoscitore, poco convinto dell’utilizzo di un nome così carico di storia: Hedòs è stato per vent’anni uno dei Cerasuoli d’Abruzzo più apprezzati e riconosciuti, e il cambio di identità ha lasciato più di un purista con il sopracciglio alzato. L’operazione, tuttavia, risponde a una logica precisa: portare un nome familiare e già radicato nell’immaginario dei wine lover a fare da ponte verso nuovi gusti e nuove tendenze di consumo. Per chi non intende rinunciare all’Hedòs che ha conosciuto e amato, la risposta è il Deìvaì, il Cerasuolo d’Abruzzo della tradizione, che ne raccoglie l’eredità e ne prosegue il percorso di qualità.
L’intera equipe enologica della cantina era presente per accompagnare gli ospiti nel percorso, rispondere alle domande tecniche e approfondire le caratteristiche dei singoli vini in un clima di confronto diretto e informale.
staTO di FAtto si conferma come un format destinato a crescere e diventare un appuntamento annuale.


