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Sindaci contestano il nuovo cda dell’Aca ed annunciano: faremo ricorso per illegittimità

Redazione Centrale di Redazione Centrale
9 Ottobre 2016
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L’Aquila. “Era stato chiaro già dall’assemblea del 10 settembre che sull’Aca il Pd, che fa riferimento a D’Alfonso, e uno sparuto gruppetto di ‘interessati’ sindaci facenti capo alla senatrice Chiavaroli, avrebbero giocato sulla pelle della gente e dei comuni al fine di rimettere le mani sulla gestione di stampo clientelare del sistema idrico integrato”. Lo denuncia un gruppo di sindaci che hanno contestato il voto per la nomina del nuovo cda dell’Aca, annunciando che “contro il voto presenteremo ricorso nei competenti tribunali”. Aca PescaraIn particolare, i sindaci di Chieti, Casalincontrada (Chieti), Arsita, Atri, Bisenti, Montefino (Teramo), Cappelle sul Tavo, Catignano, Civitella Casanova, Collecorvino, Elice, Moscufo, Pianella, Rosciano e Scafa (Pescara) sottolineano che “accantonata la candidatura di Leombroni, troppo troppo chiacchierata, e la scelta fatta tre anni fa dal centro destra dell’amministratore unico, D’Alfonso e compagnia hanno deciso di eleggere un consiglio d’amministrazione con più poltrone da spartire”. “Nell’odierna assemblea ­ aggiungono i primi cittadini ­ il centro sinistra è andato avanti sulla strada della illegittimità nonostante il parere richiesto da Aca chiarisse in modo inequivocabile che la legge Madia impone la figura dell’amministratore unico, proprio per interrompere le perverse ingerenze della politica nelle attività gestionali che hanno disastrato migliaia di società partecipate”. “Nulla di nuovo sotto il sole, anzi sotto l’acqua ­ osservano ­ l’Aca è tornata ad essere il luogo ideale degli intrecci politici, a cominciare dal rimpasto di giunta di Pescara che andava compensato con un posto nel Cda al commercialista Velluto in quota Teodoro, già nominato da Alessandrini nel collegio sindacale di Attiva, per continuare l’accordo sacramentato tra D’Alfonso e la Chiavaroli, che fa eleggere presidente un suo amico” “A tutto questo noi ci siamo nuovamente opposti con coerenza, presentando una pregiudiziale talmente fondata da essere accolta dal presidente dell’assemblea per non procedere all’elezione del Cda, ma per eleggere un solo amministratore; la fame di poltrone del Pd e soci, tuttavia ­ dicono ­ è stata talmente grande da richiedere di rianticipare il voto sul Cda e, conseguentemente, noi non abbiamo partecipato al successivo voto sul Cda in quanto palesemente illegittimo. Contro quel voto ­ annunciano i sindaci ­ presenteremo ricorso nei competenti Tribunali per riaffermare il rispetto delle regole ed aver e dare quella giustizia ai cittadini che dei sindaci poco responsabili hanno negato”.

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