
L’Aquila. “L’Italia porta una ferita indelebile sulla propria storia, una ferita profondissima, una vergogna che non potremo mai cancellare con nessuna cerimonia. La vergogna delle leggi di discriminazioni razziali che dobbiamo tenere ben presente in noi stessi per comprendere nell’oggi e nel domani, per capire cosa significa avere pregiudizio e cosa può rappresentare una lunga stagione di seminagione di odio”.
Così ieri, all’auditorium del Parco a L’Aquila è intervenuto il presidente della giunta regionale, Marco Marsilio, per la cerimonia di conferimento dell’onorificenza “Giusto fra le Nazioni” alla memoria di Mario De Nardis e Pancrazio De Lauretis, organizzata dal Comune dell’Aquila in collaborazione con l’Ambasciata di Israele.
Mario De Nardis e Pancrazio De Lauretis sono accolti nello Yad Vashem, l’Ente nazionale per la Memoria della Shoah che ha il compito di documentare e tramandare la storia del popolo ebraico durante la
Shoah e di ricordare i Giusti fra le Nazioni, cioè coloro che aiutarono gli ebrei in quel drammatico momento della storia.
Un giusto e prestigioso riconoscimento ai due patrioti che rischiarono la vita per salvare gli ebrei dalla ferocia nazifascista, alla presenza del sindaco Pierluigi Biondi, e di rappresentanti di comunità ebraiche e della lotta all’antisemitismo.
“È importante”, ha proseguito Marsilio, conservare la memoria dei Giusti, di coloro che hanno saputo essere all’altezza dell’umanità, senza mai vantarsene senza mai cercare onori e riconoscimenti. Noi gli attribuiamo questo titolo di eroi, perché davvero hanno messo a rischio la propria esistenza. Ci inchiniamo al valore di questi uomini e donne. Grazie per quello che ci hanno fatto, grazie per quello che ci hanno donato”.

Mario De Nardis
A L’Aquila il controllo sugli internati era affidato al Commissario della P.S. Mario de Nardis il quale, secondo il racconto di Luigi Fleischman, giovane ebreo austriaco figlio di Giulio, cantore della Sinagoga e segretario della Comunità israelitica fiumana, emigrato a Fiume nel 1940, e internato libero dall’aprile 1943 con il padre e tutta la famiglia a Navelli, un paesino tra il gran Sasso e la Majella, lì avverti ripetutamente dei pericoli che correvano e lì aiuto in tutti i modi a sfuggire alle razzie naziste. Luigi entrò in una banda partigiana della quale faceva parte anche la Guardia di P.S. Pasqualino Lino (nome che per il momento non ha trovato corrispondenze, probabilmente perché non ben ricordato dal giovane) che egli ammirava molto per il suo ardimento.
Si noti che il nome di Giulio Fleischman appare in un elenco di 30 nominativi di ebrei di Fiume e Abbazia apolidi, già cittadini italiani, malati o unici sostegni delle loro famiglie, segnalati dal Vescovo Palatucci, sicuramente su richiesta del nipote Giovanni Palatucci, a Mons. Pietro Tacchi Venturi e da questi, il 1° agosto 1940, trasmessi al Capo della Polizia Arturo Bocchini affinchè fossero liberati dall’ internamento e riportati a Fiume dalle loro famiglie.








