Roma. Una svolta significativa e, sotto certi aspetti, clamorosa. La magistratura italiana e quella vaticana collaboreranno nelle indagini sulla scomparsa di Emanuela Orlandi. È quanto si legge sui giornali in questi giorni. La collaborazione è nata da pochissimo, le procure guidate rispettivamente da Franco Lo Voi e da Alessandro Diddi, con il supporto di polizia giudiziaria e gendarmeria, lavorano insieme, condividono atti, informative, tracce, testimoni vecchi e nuovi, ascoltati in gran segreto. Si riesaminano materiali recuperati dagli archivi di piazzale Clodio e da quelli di Oltretevere.
Sarà possibile, in questo modo, raggiungere una verità che sfugge da quarant’anni? È quanto ci si augura. O, per lo meno, si spera che questa inedita indagine congiunta si riveli idonea a confutare le numerose piste false che, in questi decenni, hanno disorientato gli investigatori e la famiglia Orlandi, ostacolando la ricerca della verità.
Se l’attività degli investigatori sembra dunque conoscere una promettente accelerazione, quella della politica segna il passo. È dei giorni scorso la notizia che, in Senato, l’iter per giungere all’istituzione della commissione di inchiesta preposta a indagare sulla scomparsa della Orlandi e di Mirella Gregori (vicenda, quest’ultima, spesso ingiustamente lasciata in ombra) registra rallentamenti. Anzi, per comprendere se sia davvero opportuno procedere secondo l’originario intendimento, la commissione affari istituzionali del Senato ha fissato cinque audizioni per il 6 giugno prossimo. Verranno ascoltati, su richiesta della Lega, il presidente del tribunale vaticano ed ex capo della procura di Roma, Giuseppe Pignatone e il suo successore Lo Voi; su richiesta di Fratelli d’Italia, l’avvocato della famiglia Orlandi, Laura Sgrò e il promotore di giustizia Diddi; il giornalista Andrea Purgatori, proposto dal Pd.
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