Roma. Il senatore Costanzo Della Porta (Fratelli d’Italia) ha chiesto di ridurre i tempi delle indagini della commissione d’inchiesta istituita al fine di indagare sulla scomparsa di Mirella Gregori (7 maggio 1983) e di Emanuela Orlandi (22 giugno 1983). È quanto riporta Fanpage, secondo cui Della Porta ha presentato il seguente emendamento: “Al comma 1, sostituire le parole: ‘per la durata della XIX legislatura’ con le seguenti: ‘per la durata di due anni’.” In caso di rifiuto, si legge sul quotidiano, è pronto un altro emendamento con un tempo limite fissato a tre anni.
“Le notizie secondo le quali nella maggioranza si starebbe pensando di modificare al Senato il testo per dare il via libera alla commissione d’inchiesta sulla scomparsa di Emanuela Orlandi e Mirella Gregori sono un pessimo segnale per le loro famiglie e per il Paese.” Sono le parole di Francesco Silvestri, capogruppo M5S alla Camera. “È impensabile”, prosegue, “che i correttivi allunghino l’iter per l’approvazione della commissione al fine di mozzarne la capacità di arrivare a verità e giustizia. Le storie di Emanuela e Mirella hanno minato la fiducia dei cittadini nelle istituzioni. Dare risposte su quanto accaduto è un dovere al quale il Parlamento non deve sottrarsi.”
Si sospetta – e trattasi di supposizioni che emergono da alcuni organi di stampa – che la maggioranza di centrodestra palesi l’intendimento di abbreviare i tempi a causa delle polemiche scatenate dalle recenti, ormai note dichiarazioni di Pietro Orlandi su Giovanni Paolo II. E, se la durata della commissione di inchiesta si accorcerà, sembrano allungarsi i tempi della sua istituzione. Il presidente designato, Alberto Balboni (FdI) – si legge sul Corriere della Sera – calendarizzerà il voto sui due emendamenti non prima dell’ultima settimana di maggio, per smaltire altri provvedimenti da tempo in attesa di definizione, come la riforma delle Province. Salvo ulteriori ritardi, l’ok definitivo potrebbe quindi arrivare a giugno, se non alla fine dell’estate.
Già nelle scorse settimane le esternazioni di Pietro Orlandi non avevano mancato di suscitare reazioni critiche in esponenti della politica. Si pensi alle parole di Matteo Renzi (“Io sono stato un Papa boy, il Parlamento non si presti a strumentalizzazioni contro Giovanni Paolo II”) e all’eloquente gesto di Mariastella Gelmini che, nel momento in cui le polemiche avevano raggiunto l’apice, ha tolto la sua firma dalla proposta di legge istitutiva della commissione.
Il 22 giugno ricorreranno quarant’anni dalla scomparsa di Emanuela. Il fratello Pietro ha dichiarato che il sindaco di Roma, Roberto Gualtieri gli avrebbe negato l’utilizzo della piazza del Campidoglio per una manifestazione in ricordo della sorella. “Il 26 aprile avrei dovuto incontrare il sindaco di Roma Roberto Gualtieri”, dichiara a LaPresse, “per organizzare una manifestazione in Campidoglio per i quarant’anni dalla scomparsa di mia sorella Emanuela. Poi mi è stato detto che l’appuntamento era stato rinviato, e mi hanno fatto sapere dalla segreteria del sindaco che ‘per quanto riguarda il quarantennale, il Comune ha deciso di soprassedere in vista del Giubileo’, anche se sarà nel 2025. Alla fine, dopo mie richieste, amichevolmente mi hanno spiegato che lo stop era dovuto a quelle dichiarazioni che mi erano state attribuite su Giovanni Paolo II.” “Non ho offeso Wojtyla, l’ho spiegato numerose volte”, continua. “Le mie parole sono state strumentalizzate. Fino a qualche tempo fa sentivo vicine le istituzioni e ora spero che questa storia non rallenti la ricerca di una verità che io e la mia famiglia aspettiamo da 40 anni.”