L’Aquila. A distanza di diciassette anni dal sisma del 2009 e dieci da quello del Centro Italia, il processo di ricostruzione privata vive una fase di preoccupante stallo. Le istituzioni sembrano non riuscire a fornire risposte adeguate alle legittime lamentele dei cittadini che attendono ancora il ripristino delle proprie abitazioni. Per superare questa inerzia, è stata richiesta un’urgente Seconda Commissione, con l’obiettivo di fare chiarezza su uno scenario normativo e operativo diventato ormai insostenibile.
Il divario tra le diverse gestioni dell’emergenza appare sempre più marcato. Mentre per il sisma 2016 il Commissario Straordinario Guido Castelli ha predisposto un’ordinanza per tutelare chi non ha completato i lavori entro il 31 dicembre 2025 a causa del Superbonus, nel cratere 2009 si registra un vuoto attuativo. Nonostante la legge consenta ai Responsabili degli Uffici Speciali (USRA e USRC) di incrementare i contributi per coprire i costi rimasti a carico dei beneficiari, nessun decreto congiunto è stato ancora adottato.
Sulla questione interviene duramente il consigliere comunale Paolo Romano (L’Aquila Nuova), che denuncia le criticità di una gestione definita “immobile”:
“Ho richiesto un’urgente seconda commissione, insieme ai consiglieri comunali del Partito Democratico, per superare l’inerzia che si è creata nella ricostruzione post sisma: alle legittime lamentele dei cittadini che ancora non riescono a vedere ripristinate le proprie abitazioni continua a mancare la risposta delle istituzioni. Purtroppo, nonostante la possibilità normativa, mancano i provvedimenti attuativi: ad oggi nessun decreto congiunto tra USRA e USRC è stato adottato, lasciando senza risposte cittadini, tecnici e imprese su tempi, criteri di erogazione e parametri tecnici definitivi. Tale vuoto normativo e operativo blocca di fatto i cantieri già avviati e consegna migliaia di pratiche all’inerzia amministrativa”.
Secondo l’analisi di Romano, la disparità tra i due crateri non riguarda solo l’aspetto economico, ma riflette una precisa mancanza di coordinamento politico e gestionale. La mancanza di fondi aggiuntivi e l’assenza di aggiornamenti sui costi dei materiali rendono impossibile far ripartire i lavori in modo efficace.
“La differenza sostanziale tra i due crateri non è solo economica, ma politica e gestionale: mentre per il sisma 2016 si sono costruite reti di assistenza, procedure e regolazioni specifiche, per il sisma 2009 mancano ancora linee guida applicative chiare e l’aggiornamento dei costi parametrici in funzione delle dinamiche del mercato edilizio. Quanto tempo dovranno ancora aspettare i cittadini aquilani? Non serve mettere il numero di telefono della politica sui social per mandare avanti la ricostruzione se la Giunta comunale resta immobile e silente nella traduzione in decreti aggiornati e iter semplificati che rappresenterebbero certezze per i cittadini”.


