Abruzzo. Il docufilm di Alessio Consorte ha un enorme pregio: rimane piacevole da guardare sia per quelli che della nostra storia non ne sanno nulla, ma anche per coloro che invece la storia la conoscono bene, a tal punto da “piegarla” a proprio uso e consumo. Ma andiamo con ordine. Quando ci si reca al cinema a vedere Decumano Maximo si rimane piacevolmente colpiti dal ritmo del docufilm, che con l’espediente narrativo della maschera fuori campo, sin da subito prende in mano lo spettatore e lo guida tra le importantissime pagine di storia scritte dai popoli italici. Il film fa grande uso di riprese aeree, che risultano di grande impatto anche per chi conosce a memoria i posti narrati, con un’attenzione particolare alla fotografia, sempre curatissima e di grande livello, che aiuta lo spettatore a compiere un viaggio nel tempo, e attraverso le ricostruzioni gli riesce più facile immaginare i vari ocres fortificati delle popolazioni italiche.
Molto importante e coinvolgente anche la narrazione del Ver Sacrum, che attraverso una ricostruzione simil fumettistica aiuta persino i più giovani a capire le primavere sacre, l’importantissimo rito attraverso cui tutti i popoli di origine Sabellica, seguendo l’animale guida (come il toro, il lupo o il picchio) scelsero il loro territorio. E i fumetti sono di grande aiuto anche nella ricostruzione della Guerra Sociale, che attraverso delle accattivanti cartine interattive viene spiegata un po’ in stile “Game of thrones”. Qualcosa che, in definitiva, facilita moltissimo il noioso lavoro didattico a cui siamo abituati quando ci si cimenta nella spiegazione di quell’importantissimo periodo storico, su quella che Diodoro Siculo ci ha tramandato come “la più grande delle guerre del passato”.
Interessanti anche le spiegazioni archeo-astrologiche sulla costruzione delle città fortificate, che di certo offrono spunti di riflessione importanti per chi crede in certe congiunzioni astrali. Infine non si può rimanere indifferenti alla provocazione, perché alla fine di questo si tratta, sul Guerriero di Capestrano. Consorte, con un colpo di coda del docufilm, raccoglie una provocazione che sembrerebbe avere più di un sostenitore, anche tra gli addetti ai lavori. Senza spoilerare nulla possiamo dire che si tratta di una tesi forte, senza dubbio, ma che probabilmente è stata messa in campo più per il sano spirito di critica che spinge l’autore, che non per altro.
Ma il film risulta piacevole, e molto, anche per gli addetti ai lavori, poiché mette i puntini sulle i dove, fino ad ora, qualcuno aveva preferito lasciare spazio alla fantasia. Già dal primo minuto il film mette subito in chiaro i ruoli dei diversi alleati della Lega Sociale, dicendo apertamente e senza giri di parole quello che sostengono fior fior di storici, ovvero che tra i due attori principali che animarono la Guerra Sociale, Marsi e Sanniti, erano spinti da ideali diametralmente opposti. I primi erano mossi da forti ideali di integrazione con i romani, i secondi dalle mai spente manie di protagonismo che, puntualmente ad ogni occasione, li spingevano ad imbracciare le armi contro Roma e guadagnarne l’indipendenza. E su questo aspetto fanno luce gli autorevoli personaggi che parlano nel docufilm, come l’archeologo Adriano La Regina, ma anche altri, che attraverso l’analisi della monetazione della Guerra Marsica, giungono tutti alla stessa conclusione. Un film interessante e completo, insomma, ma che di sicuro lascia spazio a nuovi approfondimenti, che si spera possano sfociare in un nuovo prodotto cinematografico, altrettanto piacevole e completo come “Decumano Maximo”.