L’Aquila. “Il professor Michele D’Angelo (in primo piano al centro della foto) è innocente, ma alcuni elementi a sua discolpa non sono stati considerati dalla Procura albanese”. Lo sostengono i suoi legali che chiedono di rivalutare le perizie.
Lo stimato docente di Biologia di Univaq, arrestato a Fier, è finito in carcere per 76 giorni lo scorso agosto e poi è stato rilasciato dopo un incidente stradale dove è morto un 15enne. Rischia una pena da 5 a 20 anni di reclusione a fronte di accuse tutte da provare.
«Ciò che è accaduto è una tragedia», hanno detto gli avvocati un una conferenza stampa riportata dal Centro, «la perdita di un ragazzo addolora tutti ma la sfida è di fare in modo che questo non travolga la giustizia. Vanno accertate le responsabilità, in base alla legge, perché altrimenti si provocherebbe un altro dramma umano, con la condanna di un innocente». Per le autorità il professore avrebbe provocato l’incidente svoltando a sinistra dove non era consentito e tagliando la strada alla macchina che arrivava in direzione opposta.
«L’incidente», dicono i legali, «è avvenuto in una strada dove il limite è di 40 km orari. Il docente stava svoltando per il ristorante, quando la macchina è sopraggiunta a grande velocità ed è finita fuori strada. Dicono che la colpa sia da attribuire al nostro assistito perché lui ha tagliato la strada, per cui il conducente dell’altra vettura è stato invece liberato. Per la perizia la macchina non sopraggiungeva a velocità sostenuta. La Procura ha chiesto un’altra perizia e gli ingegneri sono giunti alla conclusione che la macchina che usciva dalla curva andava a 107 km orari, ma la causa dell’incidente starebbe comunque in una manovra del docente”.


