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Poliziotto malmenato e aggredito al carcere di Sulmona da un ergastolano, Nardella (Uil): trasferirlo immediatamente

Giulia Antenucci di Giulia Antenucci
10 Settembre 2019
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L’Aquila. Un assistente capo di polizia penitenziaria è stato nei giorni scorsi violentemente aggredito da un ergastolano di origine pugliese all’interno del carcere di Sulmona. R.R.,poliziotto di 51 anni originario del pescarese, se l’è vista brutta quando, mentre si apprestava a dare rituali spiegazioni sullo svolgimento della vita intramuraria ad alcuni detenuti, è stato dapprima aggredito verbalmente e subito dopo violentemente malmenato da un ergastolano di origini pugliesi.

Il detenuto autore dell’insano gesto non è nuovo a questo tipo di episodi tanto da venir sottoposto al regime di sorveglianza particolare riservato a tutti i ristretti che con i loro comportamenti compromettono la sicurezza e turbano l’ordine negli istituti e dal quale è uscito solo pochi giorni orsono.
“L’energumeno non si è risparmiato in quello che evidentemente gli riesce meglio”, commenta Mauro Nardella, vice segretario generale della Uil Pa polizia penitenziaria, “ovvero controvertire il rispetto delle regole facendo ricorso ad aggressioni siano esse verbali che fisiche. Ci si chiede a questo punto e proprio per i suoi violenti trascorsi, nei mesi scorsi ha infatti più volte violato il regolamento oltre che la legge penale malmenando ed insultando altri agenti all’interno dell’Istituto di pena di Piazzale vittime del Dovere, non sia stato ancora trasferito in altro penitenziario”.
“Di solito è questo che prevede la prassi”, sottolinea il componente della segreteria confederale Uil Cst adriatica Gran Sasso, “ed è questo che chiede con urgenza la Uil facendo presente che se ciò non accadrà saremo pronti a sostenere la sacrosanta  richiesta di salvaguardia dell’incolumita  l’incolumità di tutti gli agenti attraverso veementi manifestazioni di protesta”.
“Non possiamo più tollerare che nelle carceri italiane i poliziotti siano resi disarmati di fronte a simili situazioni”, denuncia Nardella, “negli ultimi anni si è molto affrontato il discorso sull’etica detentiva senza però compensare il tutto con attività volte alla salvaguardia del diritto dei baschi blu a vivere il più serenamente la già difficile professione che svolge. Il tutto senza scomodare gli incubi notturni ai quali spesso devono sottostare e che sempre più accompagnano le menti di chi andrebbe meglio rappresentato istituzionalmente parlando”.
“Al collega oggetto della vile aggressione”, conclude, “vanno i miei più sentiti auguri di pronto ripristino dello suo status psicofisico che lo sta costringendo a starsene fuori dal servizio anche se ritengo non bastino pochi giorni prima di rivederlo sereno ammesso che ciò accadrà”.
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