Pescara. “La replica del sindaco Masci alle mie critiche sulla fusione tra Pescara, Montesilvano e Spoltore è francamente imbarazzante. Non tanto per il merito – che continua accuratamente a evitare – quanto per il tono: più da bullo di periferia che da primo cittadino chiamato a guidare uno dei processi istituzionali più delicati della storia recente di questo territorio”. Così Paolo Sola, capogruppo del Movimento 5 Stelle, commenta le dichiarazioni del sindaco dopo le critiche all’approvazione della relazione semestrale sul processo di fusione.
“Di fronte a una relazione ufficiale firmata dal direttore generale del Comune di Pescara, che afferma nero su bianco l’impossibilità di rispettare il cronoprogramma della fusione, il malfunzionamento delle gestioni associate e la complessità ingestibile delle funzioni residue, ci si aspetterebbe una risposta politica seria. Invece arriva una reazione stizzita, sarcastica, tutta giocata sull’attacco personale. Un copione che forse funziona nei bar, non nelle istituzioni.
Ma il punto vero, che Masci tenta goffamente di coprire con le battute, è un altro: la fusione si sta fermando – prosegue Sola – e per evitare di dirlo apertamente ai cittadini si è costruita una via d’uscita tutta tecnica e tutta comoda, con la Regione Abruzzo che, nella persona del Presidente del Consiglio Lorenzo Sospiri, propone una rilettura della legge secondo cui non sarebbe più necessario unire realmente i servizi, ma basterebbe progettarne l’unificazione su carta per considerare rispettate le scadenze.
E Masci, insieme agli altri sindaci, ha avallato questa impostazione approvando quella relazione. Un capolavoro di acrobazia istituzionale che – attacca Sola – da una parte, consente a Masci e agli altri di salvare la faccia, e dall’altra apre un rischio enorme: quello di svuotare politicamente e operativamente la fusione, trasformando un progetto che doveva migliorare i servizi in una sequenza di atti e studi autoreferenziali, mentre i servizi restano frammentati e la fusione nei fatti non avanzerà. Ed è impossibile non notare come tutto questo sollevi più di un interrogativo politico, richiamando schemi già emersi nel dibattito pubblico abruzzese, come nella vicenda dell’assegno di ricerca sul processo di fusione finito un anno fa al figlio del sindaco Masci: un fatto noto e formalmente legittimo, ma politicamente inopportuno che ha già suscitato un ampio confronto pubblico.
Uno scenario che magari non viola le norme, ma che pone un serio problema di opportunità e di credibilità istituzionale, e rispetto al quale non vorremmo assistere oggi a una deriva in cui le risorse pubbliche destinate alla fusione vengano progressivamente assorbite da una moltiplicazione di studi, relazioni e ‘progettazioni’, senza alcun avanzamento concreto del processo. Il fatto che Masci si sia rifugiato dietro questa reinterpretazione della legge, che serve solo a prendere tempo, certifica più di mille dichiarazioni la sua volontà di buttare la palla in tribuna sulla Nuova Pescara.
E quando qualcuno lo mette davanti alle sue contraddizioni, risponde con toni arroganti e da cortile. Un sindaco dovrebbe guidare, spiegare, assumersi responsabilità – conclude Paolo Sola – Masci, invece, deride e attacca. Ed è forse questa la fotografia più fedele non solo del fallimento della fusione, ma del livello a cui è stata ridotta la politica cittadina”.


