Il momento più intenso dell’intervista tocca le corde della resilienza personale e politica. Santilli affronta il tema dell’inchiesta giudiziaria che lo ha coinvolto, spiegando la scelta di non “abbandonare la nave” nel momento più difficile. Una decisione presa per rispetto del mandato popolare e della democrazia, sostenuta da una famiglia che definisce fondamentale per non cedere allo sconforto. Il sindaco rivendica l’orgoglio di essersi risollevato senza nutrire livore o desideri di vendetta, guardando avanti con l’obiettivo di completare il lavoro per la collettività.
Tra i passaggi più significativi emerge il Santilli privato, quello che ama ancora impastare la pizza nella pizzeria di famiglia, un hobby che definisce rilassante e che lo riporta alle radici del suo percorso. Parla delle amicizie perse e guadagnate nel tempo, delle critiche che feriscono quando toccano la sfera personale e della soddisfazione che solo la spontaneità dei bambini nelle scuole sa regalare.
Guardando al futuro di Celano, Santilli indica nella riqualificazione del centro storico la sfida più grande, un progetto per sanare ferite aperte da oltre un secolo. Il suo desiderio è essere ricordato come il sindaco che ha investito sull’istruzione e sulla cultura, basi imprescindibili di ogni società civile. Un invito finale viene rivolto ai giovani: formarsi fuori, ma tornare per dare un contributo alla propria terra, perché amministrare significa, prima di tutto, portare il peso delle scelte ogni giorno con identità e tenacia.



