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“Non riaprirei le discoteche. L’app Immuni? Soldi buttati”, lo afferma il virologo Crisanti

Francesca Trinchini di Francesca Trinchini
28 Maggio 2020
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“Sono perplesso sull’app Immuni: se la scarica il 60% della popolazione, avrà capacità di mostrare solo il 9% dei casi. Insomma una montagna di soldi buttati”. Lo ha detto Andrea Crisanti, virologo e direttore del dipartimento di medicina molecolare dell’università di Padova, ai microfoni di Rai Radio2 nel corso della trasmissione “Non è un paese per giovani”.

“Il tampone” continua Crisanti “non va fatto a tutta la popolazione italiana, sarebbe un errore operativo. I tamponi vanno fatti intorno ai casi positivi. Va usato come strumento di controllo”. Sulla fase 2, Crisanti ha inoltre dichiarato: “Non riaprirei le discoteche. Perché dall’esperienza di Vò Euganeo sappiamo che sono principalmente i giovani che si infettano. Gli anziani sono più vulnerabili, ma quelli che si infettano di più e diffondono la malattia sono i giovani”.

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L’esperto ha anche affermato che “non siamo usciti dall’epidemia, anche se i numeri sono incoraggianti. È nostro dovere aggredire il virus testando e isolando le persone. I virus mutano. Il virus va considerato un insieme di ceppi, insomma, stesso virus con molte varianti. Nelle fasi iniziali dell’infezione sono avvantaggiate le varianti che hanno maggiore capacità virale. In questa situazione è diminuita la carica virale, c’è meno quantità di virus in circolazione, ci si infetta con quantità ridotte di virus grazie alle protezioni e dunque anche la malattia è più leggera”.

Crisanti ha poi parlato degli anticorpi, chiarendo che “sono di due tipi: quelli che impediscono al virus di infettare le cellule dell’organismo e quelli che sviluppano anticorpi in grado di proteggere da una successiva infezione. Su 100 persone solo 20 sviluppano questo tipo di anticorpi. Chi è stato molto male, sviluppa questi anticorpi”. Infine ha sottolineato che le cure con il plasma sono un approccio terapeutico che si usa da 70 anni. La somministrazione è sicura. “L’unico problema è che difficile da standardizzare in questo momento. Non ce n’è abbastanza”.

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