L’Aquila. “Dal punto di vista professionale è fuori di dubbio che serva assolutamente una programmazione adeguata che deve tenere conto delle osservazioni del personale che sta per strada e affronta queste problematiche legate alla movida tutte le notti, a partire da chi risponde al 112 e 113, che deve trovare le risorse ed assumere le info necessarie ad interventi calibrati, sapendo bene che se si invia solamente una o due pattuglie in questi contesti si corre il rischio di mandarle allo sbaraglio” così, in una nota, Roberto Di Stefano, Segretario Nazionale del Nuovo Sindacato Carabinieri.
“Come altrettanto importante è permettere di far agire in sicurezza gli Operatori delle Forze dell’Ordine, sempre.
È inutile programmare sevizi che finiscono prima delle 24, quando si sa che le esigenze nascono nella tarda notte. Soluzioni?
Così al volo:
1 Potenziare le telecamere, mettendole a disposizione delle centrali operative in modo da far vedere le situazioni in tempo reale e monitorarle adeguatamente.
2 Servizi misti (in numero adeguato, con la polizia locale) con turni a cavallo della notte, in numero adeguato.
3 I comitati della sicurezza devono avere rappresentanti anche delle Comunità (civile, sociale e delle varie attività commerciali) in modo da allargare la conoscenza dei problemi e la responsabilità decisionale” prosegue Di Stefano.
“Siamo perfettamente consapevoli che ci sono criticità nella forza organica, ma questo non può diventare una scusa per i nostri dirigenti per non valutare e fronteggiare i problemi in maniera adeguata, tenendo conto della sicurezza di chi deve operare in contesti difficili e con numeri di persone elevati e di tutte le altre esigenze. Il lavoro dei carabinieri in tutte le comunità Aquilane è impegnativo, anche numericamente, specialmente nel periodo estivo, quando i paesi aumentano le presenze e si organizzano eventi che radunano più cittadini).
Come ormai è chiaro che esistono problematiche relative all’educazione civile e al rispetto delle regole, che sembrano ormai materie abbandonate sia dalle famiglie che dalle istituzioni, che dovrebbero sensibilizzare l’importanza del darsi delle regole e delle punizioni “certe” per chi non le osserva.
La sicurezza deve essere partecipata e deve essere di tutti. Solo se diventa una responsabilità condivisa può avere effetti positivi sulla società” conclude Di Stefano.