Pescara. Migranti a Pescara, Usb denuncia ritardi nelle procedure: presidio davanti alla Prefettura.
Migliaia di migranti ospitati nei centri di accoglienza della provincia di Pescara si troverebbero da oltre due anni e mezzo in una situazione di stallo burocratico. Lo denuncia l’Usb, che oggi 3 marzo ha organizzato un presidio davanti alla Prefettura della città, chiedendo un incontro urgente con il prefetto.
Secondo il sindacato, si tratta principalmente di persone arrivate a Lampedusa durante l’estate 2023 e successivamente trasferite a Pescara, che non avrebbero mai sostenuto l’audizione per il riconoscimento della protezione internazionale o per il rilascio del permesso di soggiorno. Una situazione che, secondo la normativa vigente, dovrebbe essere risolta entro sei mesi.
Usb segnala inoltre ritardi nel rinnovo dei documenti temporanei, con conseguenze significative per la stabilità personale e amministrativa dei migranti. “Questa precarietà non è più tollerabile”, affermano i rappresentanti del sindacato.
Il sindacato punta il dito contro le Commissioni territoriali di Ancona e Foggia, competenti anche per la provincia di Pescara, definite “gravemente sottodimensionate” e incapaci di garantire l’esame tempestivo delle pratiche. La situazione viene descritta come un vero e proprio blocco amministrativo, che colpisce persone fuggite da guerre e persecuzioni.
Non è la prima volta che Usb denuncia questi problemi: lo scorso 3 aprile, infatti, era stato organizzato un presidio davanti alla Prefettura di Ancona per chiedere maggiore efficienza nelle procedure.
Tra le richieste avanzate dal sindacato figurano la creazione di un tavolo permanente sull’accoglienza e sulle procedure migratorie, una calendarizzazione chiara degli incontri istituzionali, la convocazione immediata dei migranti in attesa di audizione e il potenziamento delle Commissioni territoriali di Foggia e Ancona.
“Ciò che accade a Pescara non è un caso isolato, ma conferma le criticità del sistema di accoglienza italiano”, conclude Usb, annunciando che la mobilitazione continuerà fino a quando non sarà garantito il diritto a una regolare permanenza nel Paese.


