L’Aquila. Il consigliere regionale di Fratelli d’Italia, Leonardo D’Addazio, replica con fermezza alle dichiarazioni del professor Luciano D’Amico, esponente del Partito Democratico, che ha affermato che il ceto medio perderebbe 715 euro l’anno con la riforma proposta dal presidente Marco Marsilio. “Invito il professor D’Amico – afferma D’Addazio – a un confronto pubblico sul tema, perché quanto dichiarato non corrisponde alla realtà o si riferisce a un periodo antecedente alla legge regionale 44 del 2006, quando il governatore Del Turco, con la maggioranza di centro-sinistra, aumentò l’addizionale regionale dello 0,5 rispetto all’aliquota base. Questo aumento fu reso possibile dal governo nazionale dell’epoca, guidato da Romano Prodi”. Il Consigliere sottolinea la necessità di una valutazione oggettiva della riforma approvata in Giunta. “Ritengo il professor D’Amico – aggiunge l’esponente FdI – una persona politicamente corretta ma in questo caso la sua analisi non tiene conto del contesto attuale e sembra basarsi su un anno di riferimento non chiaro. È fondamentale avere un confronto su dati reali e aggiornati”. D’Addazio, ex sindacalista, rimarca il quadro del 2006, quando i sindacati “appoggiarono l’aumento dell’addizionale regionale perché contestuale alla riforma Irpef nazionale, chiamata ‘Ridistribuzione del reddito’ ma che di ridistribuzione non aveva nulla. E’ importante – sottolinea – non dimenticare questi precedenti per comprendere meglio gli scenari storici e politici. La riforma Marsilio – torna ad evidenziare – è stata pensata per garantire equità fiscale. Sono per un contraddittorio, con il professor D’Amico e le opposizioni, serio e trasparente, evitando ricostruzioni fuorvianti e strumentali, confronto che sarà mia premura proporre in sede di Consiglio regionale, dati alla mano”, conclude D’Addazio.