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Lavorava in un ristorante fruendo della 104, il caso del dipendente comunale reintegrato. Il sindaco annuncia opposizione

Giulia Antenucci di Giulia Antenucci
23 Settembre 2019
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Chieti. Il giudice del lavoro ha reintegrato un dipendente del Comune di Rapino che, usufruendo della legge 104, assisteva la madre disabile, ma che era stato licenziato perché in determinati orari lavorava come cuoco nel ristorante del figlio: in sostanza, nei confronti dell’uomo non poteva essere adottato il licenziamento dalla Commissione Disciplinare. “Una decisione che non ci cambia nulla, perché il dipendente deve rientrare con il ruolo di operaio, sicuramente utile all’operatività del Comune e non ci saranno aumenti di spesa, visto i pensionamenti entro il mese prossimo di altri due dipendenti” commenta il sindaco, Rocco Micucci, nel dare la notizia del provvedimento e annunciando opposizione in ogni grado di giudizio. Per quanto riguarda le indennità risarcitorie decise dal giudice, si tratta delle retribuzioni mensili che il dipendente avrebbe comunque percepito non lavorando, essendo in congedo straordinario.

“Faremo opposizione in ogni grado di giudizio, Corte di Appello e Cassazione, perché certi che l’operato della Commissione possa essere valutato in maniera diversa, visto gli orientamenti molto più rigorosi sull’utilizzo, da parte dei dipendenti pubblici, dei benefici della legge 104. Sembra abbastanza paradossale”, sottolinea Micucci, “che, se pur la giurisprudenza citata nella stessa ordinanza abbia ormai definito in maniera consolidata che il dipendente debba prestare ‘un intervento assistenziale di carattere permanente, continuativo e globale’ nei confronti del parente con handicap, in questo caso si sia deciso che bastasse dedicare alcune ore di assistenza, che poi si potesse andare tranquillamente a lavorare, pur essendo dipendente pubblico, come cuoco altrove. Viene spontaneo chiedere perché, allora, usufruire a spese dei cittadini del congedo straordinario per ben 650 giorni? Ma le sentenze si applicano, consapevoli che possono essere revisionate negli altri gradi di giudizio cui ricorreremo”. “Attendiamo con serenità anche i pronunciamenti degli altri giudizi in corso, penale e corte dei conti, che potrebbero avere ben altre conseguenze” aggiunge Micucci evidenziando che sulla vicenda restano aperte ancora le inchieste penali della Procura della Repubblica, per la quale il dipendente risulta abbia chiesto il rito abbreviato, e quelle per danno erariale della Corte dei Conti dell’Aquila.

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