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L’Aquila guarda a Bruxelles: studenti e istituzioni a confronto sulle carriere europee

Marta Rosati di Marta Rosati
11 Aprile 2026
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L’Aquila. “L’iniziativa è stata finalizzata ad offrire agli studenti l’opportunità di guardare oltre i confini territoriali, valorizzando le competenze e le conoscenze acquisite durante il percorso universitario, in particolare in una prospettiva europea. Avere una visione aperta e orientata all’Europa è fondamentale: è questo il modo più efficace per mettere a frutto le competenze maturate nel sistema universitario, che ha tra i principali obiettivi quello di formare figure capaci di muoversi oltre i confini locali e territoriali”.

Queste le parole del rettore dell’Università dell’Aquila, Fabio Graziosi, da cui emerge il significato principale di “Lavorare a Bruxelles – Carriere professionali tra istituzioni, imprese e ricerca”, un evento di respiro internazionale che si è svolto ieri all’Aquila nel centro congressi “Luigi Zordan”.

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L’appuntamento ha messo a confronto studenti, accademici e professionisti sulle prospettive occupazionali oltre i confini nazionali. In collaborazione con l’Università dell’Aquila, l’Azienda per il diritto allo studio universitario (Adsu) dell’Aquila, nell’ambito del cartellone  dedicato all’Aquila Capitale Italiana della cultura 2026, ha promosso l’iniziativa insieme all’associazione Abrussels, realtà che riunisce gli abruzzesi impegnati a Bruxelles.

Dai lavori è venuto fuori in maniera chiara che l’Abruzzo guarda all’Europa e alle opportunità che offre alle nuove generazioni: non a caso il confronto di alto profilo ha animato la sala per tutto l’arco della giornata, segnando un momento di forte connessione tra mondo accademico e istituzioni. Oltre al rettore dell’Università dell’Aquila, Graziosi, sono intervenuti tra gli altri il presidente dell’associazione Abrussels, Monica Sarrecchia, il presidente dell’Adsu L’Aquila, Marica Schiavone, il professor Fabrizio Politi, ordinario di Diritto costituzionale presso l’Università dell’Aquila, e il direttore dell’Adsu, Michele Suriani.

A portare una testimonianza diretta dell’aria che si respira nel cuore delle istituzioni europee è stato il presidente dell’associazione Abrussels, Sarrecchia. “Abrussels – ha spiegato – opera da dieci anni con gli abruzzesi che vivono e lavorano a Bruxelles, promuovendo la cultura abruzzese e creando reti all’interno delle istituzioni europee. Con l’evento ‘Lavorare a Bruxelles’ abbiamo voluto offrire agli studenti un quadro concreto delle opportunità professionali, tra istituzioni e settore privato. Per costruire una carriera internazionale è fondamentale partire da una solida preparazione linguistica e saper valorizzare le proprie competenze.

Nel mio caso – ha raccontato ancora il presidente di Abrussels – ho unito la passione per il vino al percorso universitario, specializzandomi nel mercato del Benelux e avviando poi un’attività di consulenza. Oggi – ha concluso Sarrrecchia – accompagno le aziende nei processi di ingresso e consolidamento sul mercato belga: un’esperienza che conferma come capacità di adattamento e visione internazionale siano elementi decisivi per affermarsi a Bruxelles”.

Schiavone, nel rimarcare la sinergia istituzionale tra l’Ateneo e l’ente che guida, ha sottolineato l’importanza di “ampliare le prospettive degli studenti, affinché l’università non sia solo un percorso di esami, ma un’esperienza capace di aprire orizzonti e proiettarli verso un futuro ormai molto vicino”. Il presidente dell’Azienda per il diritto agli studi universitari ha poi ribadito l’importanza di “rendere gli studenti consapevoli delle opportunità offerte a livello europeo, valorizzando un’istruzione come quella italiana, che è di altissimo livello. Portare queste competenze in Europa – ha concluso Schiavone – significa trasformarle in valore anche per l’Italia, creando un circolo virtuoso tra formazione, esperienza internazionale e sviluppo del Paese”.

A tirare le fila del confronto, il professor Politi, che ha evidenziato i principali spunti emersi nel corso del dibattito. “È emersa innanzitutto una forte voglia di mettersi in gioco – ha affermato – di uscire e di confrontarsi: una spinta che nei nostri studenti è molto presente.

Il compito dell’università – ha aggiunto – è quello di accompagnarli nella preparazione, fornendo solide competenze – le cosiddette hard skills – ma anche supportandoli nello sviluppo delle soft skills, fondamentali per affrontare le sfide della contemporaneità. Allo stesso tempo – ha concluso Politi – è emersa la ricchezza delle opportunità disponibili: tutti gli interventi, sia del mondo pubblico sia di quello privato, hanno evidenziare l’importanza di unire preparazione e capacità di elaborare soluzioni innovative”.

Sulla stessa linea, anche il direttore dell’Adsu, Suriani, il quale ha sottolineato la necessità di accompagnare gli studenti verso una dimensione sempre più internazionale.

“Per uno studente – ha affermato Suriani – oggi è fondamentale immaginare un percorso di crescita ampio, che vada oltre i confini territoriali, sotto il profilo culturale, geografico e professionale. Dobbiamo superare il concetto di ‘fuga di cervelli’ e trasformarlo in condivisione: chi va all’estero non perde il legame con il proprio Paese, ma porta competenze e ne acquisisce di nuove in un contesto europeo e globale”.

“In un’Europa sempre più integrata, fatta di cultura e approcci diversi – ha aggiunto Suriani – confrontarsi con realtà internazionali rappresenta un valore aggiunto. Uscire dal proprio Paese, anche temporaneamente, significa crescere e dare lustro all’Italia, costruendo percorsi professionali di qualità, anche nelle istituzioni europee. Il nostro compito, come diritto allo studio, è accompagnare i giovani in questo percorso, sostenendoli e mettendoli nelle condizioni di non avere timori. Abbiamo bisogno di studenti che si confrontano con l’estero – ha concluso il direttore dell’Adsu – che amplino le proprie competenze e che, auspicabilmente, possano poi riportare in Italia quel valore aggiunto di cui il Paese ha bisogno”.

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