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Inchiesta Vestina: prescritti i fatti contestati agli undici imputati, erano accusati di corruzione e abuso

Redazione Centrale di Redazione Centrale
27 Febbraio 2017
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Pescara. Si e’ chiusa con la prescrizione e l’assoluzione di due imputati da uno dei reati a loro contestati, il processo sull’urbanistica, filone principale dell’inchiesta, denominata “Vestina”, che nel 2010 culmino’ con cinque arresti domiciliari. Il tribunale collegiale, presieduto dal giudice Rossana Villani, oggi pomeriggio, ha infatti dichiarato prescritti i fatti, relativi al periodo di tempo compreso tra il 2007 e il 2010, contestati agli undici imputati, accusati, a vario titolo, di corruzione e abuso. In particolare, l’ex sindaco di Penne (Pescara), Ezio Donato Di Marcoberardino, accusato di abuso, e’ stato assolto “perche’ il fatto non sussiste” da uno dei due episodi contestati, come chiesto dallo stesso pm Gennaro Varone, relativo all’esecuzione di un’ordinanza di demolizione di opere edilizie realizzate illecitamente. L’altra accusa di abuso e’ stata invece dichiarata prescritta. Anche l’architetto Antonio Mergiotti, all’epoca dei fatti dirigente del settore Urbanistica, e’ stato assolto dall’accusa di abuso condivisa con l’ex sindaco. L’architetto, pero’, doveva rispondere anche di corruzione: accusa dichiarata prescritta.

La prescrizione e’ scattata anche per gli altri nove imputati: gli ex assessori comunali di Penne, Alberto Giancaterino e Femio Di Norscia; la ex assessore provinciale e comunale di Pescara Rocco Petrucci, ingegnere e titolare di uno studio di progettazione di cui Giancaterino, secondo la accusa, sarebbe stato “socio di fatto”, con un ruolo di insider; gli imprenditori Ettore, Guido e Nicola Pierdomenico; l’imprenditore Roberto Cecamore; l’ingegnere capo Piero Antonacci; l’ex consigliere comunale Roberto Di Fabrizio. Nello specifico, nel mirino della procura erano finite alcune concessioni edilizie rilasciate, secondo il pm, “in maniera illegittima” per “tutelare gli interessi privati” degli imprenditori Roberto Cecamore ed Ettore, Guido e Nicola Pierdomenico. Secondo l’accusa, l’ex assessore Giancaterino avrebbe assicurato canali preferenziali a Petrucci nelle pratiche da lui seguite ottenendo in cambio “retribuzione corrisposta a Petrucci sotto forma di parcella, di importo tale da essere poi diviso tra i due soci”. I permessi a costruire finiti sotto la lente d’ingrandimento del pm Varone riguardavano l’ampliamento di un fabbricato situato in zona agricola; la ampliamento di un centro commerciale a Penne; la realizzazione di un fabbricato in via Ringa a Penne “benche’ gli appartamenti in esso previsti non rispettassero la cubatura imposta dal Prg e dal Rec”.

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