Il suolo nelle zone colpite dal terremoto di magnitudo 6,5, avvenuto il 30 ottobre vicino a Norcia, si è abbassato fino a 70 centimetri. Lo indicano le prime immagini inviate dai satelliti. ”Sono dati preliminari” ha detto all’ANSA Simone Atzori, dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv). ”L’elaborazione delle immagini è in corso ‐ ha aggiunto ‐ ma possiamo già dire che in alcune zone, come Castelluccio, l’abbassamento arriva fino a 70 centimetri”. La deformazione è stata misurata grazie alle immagini inviate dal satellite Sentinel 1 dell’Agenzia Spaziale Europea (Esa). ”L’entità della deformazione non ci sorprende perché è legata all’intensità del terremoto che l’ha generata” ha detto Atzori. E’ un abbassamento distribuito, ”che va da 0 centimetri fino ai 70 centimetri nella zona di Castelluccio”. Nelle prossime ore, ha aggiunto, quando avremo elaborato più informazioni, ”le immagini satellitari ci diranno di più anche sulla faglia che si è rotta il 30 ottobre e se è un prolungamento di quella che ha generato i terremoti del 24 agosto nel reatino e del 26 ottobre tra Perugia e Macerata”. Il luogo migliore per vedere la potenza del terremoto che ha devastato l’Italia centrale il 30 ottobre è un punto a duemila metri di altezza, sul fianco del monte più alto dei Sibillini, il Vettore: nulla come la frattura che si è aperta dopo la scossa rende meglio l’idea di quanta energia si sia liberata alle 7.40 di ieri. In realtà le fratture sono due, ed entrambe tagliano la montagna parallelamente alla sua lunghezza. La prima si trova a circa duecento metri sotto la vetta, dunque attorno ai 2.200 metri, la seconda circa 150 metri più in basso. Da lontano non si percepisce nulla ma quando l’elicottero si avvicina al fianco del Vettore i due solchi appaiono nitidamente. Quel che si vede è l’evidenza superficiale della faglia ¬ spiega Francesco Violo, consigliere nazionale dell’Ordine dei Geologi ¬. La faglia si è mossa e si vede proprio in superficie quello che noi chiamiamo il ‘rigetto’, ossia il gradino che si crea tra la parte di faglia che si alza e quella che si abbassa”. Secondo Violo, il taglio sul Vettore potrebbe essere l’ennesimo segnale del fatto che un “sistema di faglie contigue si sta muovendo. Nel momento in cui una faglia libera energia con un terremoto, l’altra vicino si comprime e quando questa compressione verrà rilasciata avremo un altro terremoto”. Ma ci sono pericoli?. “La frattura sul Vettore di per sé è la manifestazione di quanto già accaduto. Ma va monitorata perché potrebbe generare delle instabilità del versante e provocare dunque dei movimenti franosi”. A vederli da vicino, questi tagli nel cuore della montagna, riportano alla mente un sinistro ricordo, quei segni premonitori sul monte Toc, sopra Erto e Casso, che se qualcuno avesse voluto vedere avrebbe evitato il disastro del Vajont. In quel caso non fu il terremoto ma l’opera dell’uomo a provocare la frattura. Ma il taglio a forma di M apparso sul versante del monte Toc prima che venisse giù la frana, ricorda il primo dei due solchi sul Vettore, anche se questo è molto più piccolo. Inizia infatti proprio con una specie di M che si infila nel canalone, la prima delle due fratture, e poi prosegue dritto lungo tutta la costa per circa 300 metri. Ad un certo punto si interrompe e poi prosegue più avanti, proprio in corrispondenza della seconda frattura, 100 metri più in basso. Anche questo sarà lungo circa trecento metri e ad un certo punto si divide in due: una parte scende verso il basso puntando dritto verso la piana di Castelluccio di Norcia, l’altra invece prosegue lungo la costa.