L’Aquila. Un dibattito acceso sulla reale utilità delle tecnologie, accessi limitati e contingentati nei tribunali, carenze strutturali degli organici del personale amministrativo che hanno acuito le difficoltà organizzative, uno smart working monco nei mesi di lockdown, la mancanza di uniformità nelle procedure di deposito documenti tra le città: sono le criticità che ogni giorno gli avvocati abruzzesi devono affrontare nella gestione della loro attività professionale durante l’emergenza sanitaria da Covid-19.
Le difficoltà maggiori sembrano riguardare Teramo dove la carenza strutturale del personale di cancelleria, oltre alla limitazione degli accessi, provoca rallentamenti sull’organizzazione di udienze, sul ricevimento di istanze o notifiche o sulla visione di documenti. “Abbiamo un palazzo di giustizia”, spiega il presidente dell’Ordine degli avvocati di Teramo, Antonio Lessiani, “che non è come Pescara che ha aule grandi e spazi ampi e che consente il distanziamento; dall’altra abbiamo una grande carenza di personale amministrativo e questo comporta soprattutto delle difficoltà di accesso in cancelleria per osservare il distanziamento, con le prenotazioni spesso non a breve termine. Diciamo che adesso c’è un doppio binario per l’accesso in cancelleria: da una parte quello delle prenotazioni, dall’altra però si può anche accedere per atti urgenti oppure per quelli che non possono essere risolti con il sistema delle prenotazioni. Resta però sempre il problema della carenza di organico, soprattutto per questo Teramo si trova in difficoltà”.
Proprio in questi giorni i problemi di organico sembrano invece essere stati risolti all’Aquila, dove sono arrivate otto persone tra il personale amministrativo: restano le difficoltà per l’accesso. “Predichiamo l’innovazione”, sottolinea il presidente dell’Ordine degli avvocati dell’Aquila, Maurizio Capri, “poi alla fine però non riusciamo a lavorare: abbiamo delle difficoltà concrete, sia nel civile che nel penale per poter svolgere il nostro lavoro. Andiamo all’Urp, prendiamo un fascicolo e poi non sappiamo dove sederci per poterlo guardare e ci sentiamo dire che lo dobbiamo leggere in piedi perchè potremmo creare un assembramento. Questa storia non è possibile: lo sono andato a dire anche l’altro giorno: o ci mettete una sedia e una scrivania o se no così non possiamo andare avanti”.
Situazione decisamente migliore a Chieti, dove nonostante la sede non permetta la presenza contemporanea di un determinato numero di persone, l’organizzazione sembra aver risolto, almeno in parte, le problematiche imposte dalle norme per il distanziamento. “Ci sono delle problematiche di carattere pratico”, racconta il presidente dell’Ordine degli avvocati di Chieti, Goffredo Tatozzi, “visto che l’accesso in tribunale comunque non è libero, anche se si stanno tenendo tutte le udienze, sia civili che penali, in presenza: c’è qualche giudice che ha fissato la trattazione cosiddetta cartolare di alcuni giudizi civili, quindi relativi ad esempio la precisazione di conclusioni, ma la maggior parte dei processi si sta celebrando in presenza. Per quanto attiene alle cancellerie abbiamo un doppio binario: c’è un punto di accesso unico senza prenotazione vicino all’entrata che è aperto dalle 8.30 alle 13.30 diviso per materie e per giorni, cioè ogni giorno c’è una materia. Alcune materie, tipo il penale, sono divise per fasce, cioè la prima fascia in cui si può andare dal Gip e l’altra in cui si può andare dal giudice del dibattimento. Oltre a questo punto di accesso è stato previsto un sistema di prenotazione di tutte le cancellerie, con la possibilità di richiedere copie, prenotarsi per andare a ritirarle, e questo avviene anche soprattutto in procura dove c’è la possibilità di parlare con i magistrati, accedere agli uffici con prenotazione; limiti particolari non ci sono”.
Il Tribunale di Pescara, al di là della criticità legata al Giudice di Pace, per mancanza del processo telematico e carenza di organico, è quello che ha meno problemi di tutti. “La ripresa dell’attività è stata graduale, “dichiara il presidente dell’Ordine degli avvocati di Pescara, Giovanni Di Bartolomeo, “e attualmente grazie al fatto che il Tribunale di Pescara ha ampi spazi diciamo che l’attività ordinaria di udienza è ripresa quasi completamente e in presenza; c’è una quota rispetto alla quale si fa ancora ricorso, come è consentito fino al 31 ottobre, con le modalità dell’udienza scritta e dell’udienza da remoto, ma è minoritaria”. Per quanto riguarda il distanziamento “viene usato l’accorgimento della fissazione ad orario, quindi scaglionando e fissando un maggiore spazio temporale per l’udienza, anche prolungandola nel pomeriggio, ma distinguendo processi a seconda del numero degli imputati, quindi dividendoli per fasce orarie in maniera tale da non determinare la presenza di un numero eccessivo di parti e avvocati. Questo accade nei processi ordinari, poi c’è quello di Rigopiano, e forse qualche altro un po’ più complessi da gestire in cui sono stati trovati degli accorgimenti che consentono la celebrazione del processo utilizzando aule diverse tra loro collegate con dei maxischermi con la possibilità di intervenire per tutte le parti. Le cose, tutto sommato, al tribunale di Pescara funzionano abbastanza con l’eccezione del Giudice di Pace che è un ufficio pregiudicato dal fatto che non c’è il processo civile telematico come c’è invece al tribunale: gli avvocati non possono depositare tutti gli atti del processo in via telematica, ma ce n’è una quota che inevitabilmente va depositata, richiedendo l’accesso fisico. C’è questo problema e c’è una carenza di organico piuttosto importante quindi si verificano dei disservizi piuttosto seri”.