L’Aquila. Lo scrittore Roberto Saviano risponde alle polemiche riguardanti la sua partecipazione al Festival degli Incontri dell’Aquila, dopo il “no” e il veto del primo cittadino dell’Aquila, Pierluigi Biondi.
“Avevo un anno quando la Campania fu colpita dal terremoto”, scrive Saviano, “interi paesi distrutti, comunità e famiglie spezzate. Dopo ogni terremoto, la priorità è ricostruire le case e fare in modo che chi ha perso familiari e lavoro, chi ha perso la propria quotidianità abbia di nuovo una vita degna di questo nome. E questa mia riflessione si potrebbe anche chiudere qui”.
“Ma una comunità è tale se condivide anche momenti di incontro”, sottolinea lo scrittore, “se si creano contesti che rendono centrali i luoghi della sofferenza, perché la sofferenza diventi di tutti. Gli aquilani meritano che la loro sofferenza sia ancora, dopo dieci anni, condivisa da tutti gli italiani e questo è possibile solo se l’Aquila torna a essere quello che è sempre stata: un luogo di cultura e di dibattito, aperto a tutti e che tutti accoglie”.
“Non voglio entrare in polemica con il sindaco dell’Aquila che non gradisce la mia presenza a un festival in città”, precisa Saviano, “ma una cosa sento di doverla dire: all’Aquila, prima del terremoto, c’era più di uno studente ogni tre abitanti. È una città che ha costruito la sua identità sulla cultura e dalla cultura deve ripartire per recuperarla”.
“Mettere frontiere, paletti, bilance alla cultura significa svilire l’Aquila e il suo spirito accogliente”, conclude, “significa impedire che l’Aquila sia centrale, torni centrale, in un Paese come il nostro che troppo spesso dimentica le tragedie”.

