Vasto. Catherine Birmingham vittima di una “caccia alle streghe” degna del Medioevo che ha portato a una “gogna mediatica inaccettabile”.
Sono le accuse che i legali, Marco Femminella e Danila Solinas, lanciano nei confronti di assistenti sociali e responsabili della casa famiglia dove sono ospitati, ormai da quattro mesi, i tre ‘bambini del bosco’. Parole dure contenute nelle 37 pagine del ricorso depositato in Corte d’appello contro la decisione dei Tribunale dei minorenni del 6 marzo scorso di allontanare la madre dalla struttura. Un provvedimento che, almeno a detta degli assistenti sociali, avrebbe portato ad un clima di serenità, con i bambini “tranquillizzati” pronti a “scherzare e fare il solletico con le educatrici”. Le parole sono contenute nella relazione inviata al tribunale e commentate sarcasticamente dai legali come “miracoli della casa famiglia, che evidentemente confida nella imbecillità di chi legge e giudica”. Intanto la Garante regionale per l’Infanzia, Alessandra De Febis, ha smentito che sia in programma di interrompere le videochiamate tra madre e figli, considerate elemento di tensione all’interno della struttura. “Al contrario – dice – si sta lavorando con responsabilità e attenzione affinché i bambini possano rivedere la propria madre nel più breve tempo possibile, nel rispetto delle procedure e con la massima tutela del loro benessere”.
Nella relazione della casa famiglia vengono registrati anche alcuni episodi che vedono protagonista Catherine che, a detta delle educatrici, non solo “non tranquillizza i bambini” ma avrebbe recato disturbo anche ad altri ospiti della struttura. Durante le videochiamate “la madre – si legge – ha ribadito più volte che loro sono nel giusto e che sono gli altri che si stanno sbagliando”. “Tanto che dopo tali contatti – aggiunge la responsabile della casa famiglia – i bambini riprendono degli atteggiamenti oppositivi e nervosi che richiedono almeno un’ora per ritrovare la calma e per potersi riaffidare con serenità”.



