Pescara. “La condizione di straordinarietà emergenziale che l’Abruzzo sta vivendo negli ultimi dieci giorni, figlia di una situazione di latente fragilità infrastrutturale e strutturale che, evidentemente, covava sotto la cenere con sporadiche avvisaglie che pure sarebbero state degne di maggiore attenzione, richiedono oggi concentrazione, capacità di fissare le priorità, conoscenza degli strumenti normativi che sono disponibili, e volontà di azione. In 300 ore della nostra vita il quadro del territorio abruzzese è stato completamente stravolto: alle preoccupazioni emotive generate dalla frana di Chieti, su cui a gennaio scorso abbiamo dirottato le attenzioni della Commissione d’inchiesta parlamentare sul rischio idrogeologico, si è sommato il dramma di un inarrestabile movimento franoso sulla collina di Silvi Alta, la tragedia del crollo di un ponte sul Trigno, la frana che ha isolato comuni come Castiglione Messer Marino, e infine una frana, l’ennesima, che a pochi chilometri dall’Abruzzo, nel vicino Molise, ha diviso in due l’Italia, bloccando ferrovie, autostrada, statale”, afferma Luciano d’Alfonso.
“Difficile, ma doveroso, raccogliere in un unico, corposo, dettagliato, dossier tutti gli accadimenti che si stanno accavallando nelle ultime ore, un esercizio necessario e utile per fissare anche l’attingimento agli strumenti che il nostro Paese ci rende fruibili per iniziare a fronteggiare gli eventi, passando da un passivo subire a un attivo agire, in modo ordinato, coerente e rintracciabile”, prosegue Luciano d’Alfonso.
“Faccio ordine individuando alcuni dei temi da porre immediatamente sul tavolo:
- Frane in atto: la frana di Silvi è già stata oggetto del sopralluogo puntuale del Capo della Protezione civile Nazionale Ciciliano; già è stata al centro di una prima richiesta di informativa parlamentare. Soprattutto già sono state individuate le azioni da attuare, ovvero nell’immediato completare il monitoraggio strumentale per tracciare la morfologia della frana; eliminare entro 6 mesi l’alimentazione idrica della collina, ovvero le perdite che con ogni probabilità hanno minato dall’interno la stabilità del terreno; garantire entro 36 mesi massimo il consolidamento strutturale del versante franoso attraverso paratie di pali in calcestruzzo armato, tiranti e la riorganizzazione della regimazione delle acque; infine il processo strutturato di delocalizzazione degli edifici e dei nuclei abitativi insistenti nelle aree in frana attiva. Contemporaneamente si sono verificati la frana di Castiglione Messer Marino, una intera comunità isolata con le altre piccole municipalità limitrofe, e la piena del Pescara che ha ammassato a valle fango e detriti, invadendo le golene;
- Attivazione dello “Stato di mobilità nazionale per l’Abruzzo e il Molise”: i fatti accaduti in Abruzzo e Molise con le plurali e ingestibili situazioni di dissesto idrogeologico dimostrano l’impossibilità di poter reagire alle stesse con le risorse territoriali e regionali. Per questa ragione il cosiddetto nuovo Codice di Protezione civile che ha preso forza dalla drammatica esperienza di Rigopiano prevede prima del riconoscimento dell’emergenza nazionale il riconoscimento di una condizione istituzionale nazionale propedeutica e anticipata di mobilitazione nazionale che permette di concentrare risorse organizzative dedicate per fare fronte alla dimensione ingestibile al livello territoriale. Urge su questo piano che la Regione Abruzzo e la Regione Molise si attivino formalizzando la richiesta a Via Ulpiano, sede del Dipartimento nazionale del riconoscimento delle condizioni eccezionali di gravità, per la mobilitazione nazionale delle nostre risorse procedurali ed organizzative di Protezione Civile delle popolazioni dei luoghi colpiti rovinosamente, poiché sono a rischio e in pericolo i progetti di vita delle persone e delle collettività con il godimento dei diritti fondamentali perché irrinunciabili. Ci sono paesi interi in Abruzzo senza possibilità di vivere il diritto alla istruzione e all’assistenza sanitaria per la distruzione del sistema di ogni grado di viabilità.
- Istanza di richiesta per il riconoscimento dello Stato di emergenza nazionale: i presidenti delle province sostengano i comuni nella raccolta “prima facie” dei danni a beni pubblici e privati. Non va fatto l’errore di aspettare per la urgentissima fotografia progressiva più avanzata possibile dei danni. Il legislatore ha anche previsto da ultimo la figura del perito catastrofale art. 19 Decreto Legge 25 del 2026. Valutazione oggettiva dei danni che personalmente farei attestare dalla figura del tecnico a prevalente competenza territoriale e dal pubblico ufficiale di cui dispone di sicuro ogni Comune. La Regione ha poi la competenza per l’adozione dell’atto tipico di richiesta rivolta agli uffici specialissimi di via Ulpiano, razionalizzando tutta la documentazione che verrà canalizzata dai territori e preparando una delibera né stanca e né grigia, per fare intendere la gravità irrecuperabile delle situazioni che stanno emergendo con un notevole carico di pericolo e di rischio ulteriore. Saranno ben oltre i 100 milioni di euro di danni, quelli già causati, togliendo normalità di funzionamento alla nostra regione territorio.
- Predisposizione e approvazione di un Provvedimento normativo primario dedicato all’Abruzzo e alle sue ingrandite fragilità, c’è bisogno di strumenti speciali, di una Legge che fissi la scala delle spese prioritarie, che individui Commissari straordinari specifici e dotati non di prossimità amicali, ma di competenze e professionalità certificate e che soprattutto garantisca sostegni economici alle attività produttive di quei siti che versano in una condizione attuale di oggettiva devastazione
- Individuazione immediata delle risorse necessarie per completare in tempi brevissimi la realizzazione delle 5 vasche di laminazione lungo il fiume Pescara, oggetto di un accordo di programma stipulato con la Presidenza del Consiglio dei Ministri nel 2015 dal mio Governo regionale, con un investimento di 57milioni di euro, superando la lentezza dell’indifferenza partitita dell’attuale giunta regionale, e intercettando nuove liquidità per completare le opere di difesa delle dighe abruzzesi. Solo grazie a quelle 5 vasche Pescara non ha subìto i danni della piena bicentenaria del dicembre 2013
Queste sono indiscutibilmente le 5 priorità normative e operative di cui oggi l’Abruzzo, e il vicino Molise, hanno urgente bisogno, le 5 cellule staminali che servono per creare rigenerazione del territorio e sicurezza delle vite umane. Metteremo il Governo regionale alla stanga affinchè le prossime settimane vedano la concentrata produzione delle carte e degli atti tipici fondamentali per mandare avanti le procedure”, conclude Luciano d’Alfonso.



