Pavia. La nuova indagine sull’omicidio di Chiara Poggi, avvenuto a Garlasco il 13 agosto 2007, sembra avviarsi alla conclusione. Da circa un anno, come sappiamo, gli inquirenti stanno concentrando la propria attenzione su Andrea Sempio, amico del fratello della vittima, sospettato di essere l’autore “in concorso” del brutale delitto. Certo, se lo scenario attualmente considerato dagli investigatori dovesse rivelarsi effettivamente percorribile in termini processuali, invaliderebbe irreversibilmente quello recepito nella sentenza che, nel dicembre 2014, ha riconosciuto il fidanzato di Chiara Poggi, Alberto Stasi, responsabile del delitto e che è stata confermata in Cassazione il 12 dicembre 2015.
La consulenza Cattaneo e la dinamica del delitto
Nel tentativo di fornire ai lettori elementi effettivamente utili e sostanziali – tralasciando il rumore di fondo rappresentato dall’ininterrotto profluvio di commenti, analisi, valutazioni e pettegolezzi sul caso, che i media quotidianamente ammanniscono e che solo in minima parte sembrano rivelarsi davvero significativi – non possiamo che dar conto di uno sviluppo registratosi il 23 febbraio 2026. L’atteso deposito in Procura della consulenza tecnica elaborata dall’anatomopatologa Cristina Cattaneo, cui la scorsa estate gli inquirenti avevano richiesto valutazioni su aspetti decisivi del delitto. In particolare, i quesiti assegnati all’esperta riguardavano l’orario della morte della vittima, il numero dei colpi inferti, l’arma del delitto, le modalità dell’aggressione e la possibile presenza di più aggressori sul luogo del delitto. Approfondimenti che, unitamente alla Bloodstain Pattern Analysis (Bpa) affidata al Ris di Cagliari, dovrebbero consentire una più puntuale e approfondita ricostruzione dell’iter criminis.
A quanto riportano gli organi di stampa, la relazione tecnica della dottoressa Cattaneo non è stata notificata ai legali di Sempio e Stasi, né alla parte civile: tanto basta perché certi giornali inclini alla drammatizzazione parlino di consulenza “segreta”.
Nonostante ciò, alcuni elementi della relazione sembrerebbero essere trapelati, invero confermando congetture più volte prospettatesi in questi mesi. Con riferimento, in particolare, ai tempi dell’aggressione mortale, che la nuova valutazione riterrebbe essersi protratta più a lungo rispetto al lasso temporale ipotizzato nella sentenza di condanna di Stasi – tra le 9,12 e le 9,35 – e avvenuta in due fasi. Basterebbe tale elemento, hanno considerato vari commentatori, per scagionare il fidanzato della vittima e rendere necessaria una richiesta di revisione della predetta sentenza.
Inevitabile, dunque, che sostenitori ad oltranza della colpevolezza di Stasi, abbiano prospettato la possibilità che la valutazione della Cattaneo – peraltro, ripetiamo, non ancora resa nota – risulti insufficiente. Notano, i detrattori, un dato in realtà abbastanza ovvio: che l’anatomopatologa non sia giunta alle sue conclusioni effettuando un esame diretto dei resti mortali della vittima, bensì riconsiderando e rielaborando risultanze della prima indagine. Il che, a dire il vero, non vale solo per l’esame medicolegale ma rappresenta, potremmo dire, uno dei tratti peculiari e inevitabili della nuova indagine in corso e, ipotizziamo, potrebbe costituire la sua più significativa criticità nelle eventuali, successive fasi del procedimento.
Esiti contrastanti
Non si placa, poi, il confronto tra la difesa di Stati e quella della famiglia Poggi sull’utilizzo del computer del fidanzato di Chiara la sera precedente al delitto. Com’è noto, la possibilità che la giovane abbia o meno scoperto le foto sessualmente orientate in esso contenute costituisce un risalente thema disputandum a proposito del possibile movente del delitto, mai effettivamente chiarito. Alberto, secondo questo assunto, si sarebbe reso responsabile dell’aggressione mortale proprio temendo che la scoperta di tali immagini da parte di Chiara avrebbe potuto danneggiare la sua immagine di ragazzo perbene, etc. Da qui, per coloro che ritengono plausibile uno scenario del genere, la necessità di accertare che, la sera del 12 agosto 2007, la giovane abbia effettivamente aperto, nel computer del fidanzato, i files compromettenti.
I consulenti della famiglia Poggi, a quanto sembra valendosi di una risorsa informatica non disponibile all’epoca delle prime indagini, avrebbero accertato l’accesso alla cartella contenente il materiale pornografico e l’apertura di una immagine in particolare. “È un errore”, replica la difesa di Stasi, richiamandosi a sua volta alle valutazioni di un proprio consulente, “si tratta di una traccia elettronica generata dal sistema operativo Windows XP, scambiata per un’attività umana.” La sera precedente il delitto, Chiara e Alberto avevano cenato in casa della ragazza. In seguito, lui si era momentaneamente allontanato per provvedere alle necessità del cane. Durante la sua assenza, secondo la consulenza richiesta dai legali di Stasi, Chiara avrebbe lavorato alla tesi del fidanzato sul pc di lui, il che risulterebbe comprovato da un salvataggio del relativo file, con accrescimento di contenuti, avvenuto alle ore 22,09. Vi sarebbero inoltre tracce di un lavoro continuativo sulla tesi fino a mezzanotte, il che escluderebbe il presunto litigio tra i fidanzati ipotizzato da chi afferma la colpevolezza di Alberto.
Una spedizione punitiva?
Nei giorni scorsi si è inoltre delineata una particolare teoria relativa all’omicidio, riconducibile alla pista del consumo di stupefacenti. Il Messaggero ha fatto cenno in particolare a messaggi vocali ricevuti da giornalisti e altre persone interessate al caso, in cui si prospetta appunto uno scenario legato alla droga. E, nel corso di una puntata della trasmissione Quarto grado, ne ha parlato – prendendone le distanze – anche la criminologa Roberta Bruzzone, riferendo di aver appunto ricevuto dei file audio, provenienti da soggetti in qualche modo riconducibili alla vicenda. Questa la teoria di cui parlano le registrazioni, che saremmo a nostra volta assai curiosi di ascoltare: Chiara Poggi avrebbe scoperto che il fratello Marco, Andrea Sempio, Stefania Cappa e altri amici facevano uso di cocaina e lo avrebbe riferito allo zio Ermanno Cappa, il quale ne avrebbe parlato con la figlia Stefania. Da qui sarebbe nata l’idea di una vera e propria spedizione punitiva contro Chiara da parte di persone coinvolte nel giro, culminata con il delitto. Secondo quanto riportato negli audio in questione, l’azione omicida avrebbe visto coinvolto anche Michele Bertani, amico di Sempio morto suicida anni dopo. Che dire? La dottoressa Bruzzone ha definito tale ipotesi “delirante” e ha palesato l’intendimento di presentare un esposto alla magistratura, consegnando agli investigatori il materiale ricevuto, al fine di individuarne gli artefici. “Gli audio sulla pista della droga nascondono una regia”, ha affermato.
Il Messaggero, da parte sua, si è mostrato certo che la pista della droga non rientrerebbe tra quelle attualmente vagliate dalla Procura di Pavia, trattandosi di una ricostruzione alternativa che circola da tempo on line pur priva, così ritiene il quotidiano romano, del benché minimo riscontro.
Quello che Chiara ha visto
In ogni caso, sullo scenario delineatosi, si è pronunciato anche l’avvocato Massimo Lovati, ex difensore di Andrea Sempio. “Chiara è stata uccisa perché ha scoperto qualcosa di grosso, altro che giro di cocaina come sto sentendo in questi giorni”, ha dichiarato alla trasmissione Iceberg Lombardia in onda su Telelombardia. Lovati è tornato a prospettare la possibilità che il delitto sia opera di un sicario, ribadendo il proprio convincimento circa l’innocenza dell’attuale indagato nonché di Alberto Stasi. “Stasi è un bugiardo, ma non un assassino”, ha sostenuto in particolare con riferimento al fidanzato della vittima. “Lui ha taciuto in tutti questi anni perché è stato minacciato.” E, in collegamento con Mattino Cinque, lo stesso legale ha menzionato una specifica risultanza forense, un dato acquisito in sede di esame autoptico nel 2007: i tagli riscontrati sulle palpebre di Chiara Poggi. Dettaglio a suo dire significativo “perché contiene un messaggio ‘tu non dovevi guardare’, per questo ti ferisco sulle palpebre”, ha spiegato. E che, in sede di indagine, risulterebbe essere stato “sottovalutato nel modo più completo.”
Si riparla, dunque, di un elemento che avevamo posto in evidenza su queste colonne già la scorsa estate, quando nessuno lo prospettava, e che anche a nostro avviso – lo ribadiamo ancora una volta – meriterebbe una lettura in chiave criminologica, nel tentativo di acquisire alcuni elementi del profilo comportamentale e motivazionale dell’aggressore. Ma, in effetti, questo aspetto non sembrerebbe essere stato finora osservato con eccessiva attenzione. Ora che, dopo tanti mesi, se ne sono accorti anche gli esponenti dei media che si è soliti definire “mainstream”, ci auguriamo che il dato venga finalmente preso in esame.
Cosa potrebbe aver “visto” Chiara Poggi, di tanto compromettente e pericoloso? L’ex avvocato di Sempio, in trasmissione, rimanda nuovamente alle ricerche effettuate via Internet dalla vittima poco prima dell’omicidio, “quello che ha guardato, quello che stava studiando”, “quello che troviamo nel computer di Chiara Poggi”, ha concluso. “Le analisi del computer sono fondamentali però devono togliere tutti gli omissis, per adesso ci sono.”
Insomma, la Procura si avvia alla conclusione delle indagini e, dal punto di vista del pubblico, le domande, i quesiti, gli scenari possibili, le zone d’ombra, i tasselli mancanti sembrano essere ancora numerosi. Gli esiti dell’inchiesta riusciranno finalmente a diradare la fitta nebbia che sembra avvolga tutt’ora il delitto di Garlasco? E, dopo tanti mesi di speculazioni, la soluzione soddisferà la nutrita folla di lettori-spettatori-commentatori in attesa? Prevediamo ulteriori, vivaci, interminabili dibattiti.
Delitto di Garlasco: le lesioni sugli occhi di Chiara Poggi ci rivelano le motivazioni dell’omicida?


