L’Aquila. Si inserisce nel dibattito sulle recenti scelte di TUA anche l’ex sottosegretario ai Trasporti della Giunta D’Alfonso, Camillo D’Alessandro, tra i principali artefici della fusione tra le tre ex società pubbliche GTM, ARPA e Sangritana da cui nacque l’attuale azienda unica del trasporto regionale. D’Alessandro interviene a sostegno della posizione espressa dalla consigliera regionale Carla Mannetti (Lega), in una vicenda che ha aperto un fronte di polemiche non solo con numerosi sindaci, ma anche all’interno della stessa maggioranza.
“Il nodo viene al pettine. La scelta di TUA di subaffidare i servizi, tra l’altro ben oltre il proprio contratto, non solo è palesemente illegittima, ma rappresenta l’anticipo di ciò che si sta preparando”, afferma D’Alessandro, “si tende a considerare TUA come un soggetto indipendente dal governo regionale, ma è bene ricordare che si tratta di una società in house sottoposta al controllo analogo della Regione. Una decisione di questo tipo non poteva non passare dal vaglio della funzione autorizzatoria della Giunta”.
L’ex sottosegretario entra quindi nel merito degli aspetti procedurali: “Chi ha dato parere favorevole? Il controllo analogo è stato coinvolto? In assenza di questo passaggio si apre un doppio binario di illegittimità, e quindi di contenzioso e di danni. Da un lato una subconcessione oltre i tempi della concessione non si è mai vista: è come subaffittare una casa oltre la durata del proprio contratto. Dall’altro lato resta il tema decisivo del controllo analogo: se non è stato coinvolto, la decisione di TUA è doppiamente illegittima”, prosegue.
D’Alessandro chiama quindi in causa direttamente il presidente della Regione Marco Marsilio: “A questo punto va posta una domanda pubblica: è intenzione della Regione rinnovare l’affidamento in house a TUA oppure si vuole procedere con le gare? È una domanda semplice, ma necessaria”.
Nel merito delle prospettive future, l’ex sottosegretario è netto: “Se l’intenzione fosse quella di rinnovare l’affidamento in house, allora o non si capisce nulla o si stanno creando consapevolmente le condizioni per farlo saltare. I numeri attuali di TUA rendono molto difficile dimostrare la convenienza rispetto al mercato, soprattutto alla luce dei tagli alle corse, delle officine ridotte e del ricorso alle subconcessioni, mai così consistente come ora. È esattamente il contrario di ciò che serve per difendere l’in house, considerando le pressioni europee, il decreto concorrenza e i ricorsi”, sottolinea.
D’Alessandro rivendica infine il percorso seguito in passato: “Noi non solo affidammo in house, ma blindammo la delibera, vincendo in ogni ordine e grado davanti alla giustizia amministrativa contro i ricorsi dei privati che volevano far decadere l’affidamento a TUA”, ricorda.
E conclude con un ulteriore elemento critico: “La Regione trasferisce a TUA risorse calcolate su un certo costo chilometrico, che poi TUA subappalta a un costo inferiore. Come si può sostenere un nuovo affidamento in house con la stessa dotazione se la stessa TUA dimostra che il servizio può essere svolto con meno risorse tramite il mercato? Perché fare un affidamento in house se conviene il ricorso alle gare?”, conclude, “esiste già un precedente clamoroso, come il caso ATAC a Roma impugnato dall’Autorità Garante della Concorrenza davanti alla Corte di giustizia europea. Ma per conoscere e anticipare questi scenari servirebbe un assessore ai Trasporti. Che oggi non c’è”.
“Dunque la domanda resta: si vuole rinnovare l’affidamento in house, sì o no? Si vogliono fare le gare, sì o no? Non è difficile rispondere”, chiude D’Alessandro.


