L’Aquila. Tutto da rifare nel processo per il crollo di via D’Annunzio, dove morirono 13 persone. Colpo di scena in uno dei più importanti processi della maxi inchiesta della procura della Repubblica dell’Aquila sui crolli del sisma del 2009. Come riporta Repubblica la quarta sezione penale della Corte di Cassazione ha annullato, con rinvio, la sentenza d’Appello nei confronti dell’unico imputato, l’ingegnere Fabrizio Cimino. Cimino è accusato di omicidio colposo plurimo per una condotta omissiva in relazione ai restauri del palazzo svolti nel 2002 e, in particolare, perché nel corso dei lavori che ha diretto non avrebbe notato palesi criticità del palazzo, edificato nel 1961. A Cimino, dopo una prima condanna in tribunale a 3 anni di reclusione, giunta il 20 febbraio 2014, la Corte d’Appello aquilana aveva ridotto la pena a 1 anno e 10 mesi il 23 settembre 2015. Ma alla luce della sentenza della Cassazione, il processo di secondo grado dovrà essere ricelebrato da un’altra Corte d’Appello, quella competente di Perugia, che dovrà procedere a un nuovo esame dei fatti sulla scorta delle motivazioni che saranno fornite nei prossimi mesi dalla Suprema Corte. “La Cassazione si è calata nel problema che ho sollevato con il ricorso e ha capito che forse un approfondimento di altra natura era necessario – afferma l’avvocato Stefano Rossi, legale di Cimino – non sappiamo anche perché ma debbo supporre che sia sulla motivazione dell’Appello. Se i giudici di Perugia riterranno che non si possa motivare diversamente, il processo si concluderà”. L’annullamento, tra l’altro, pone anche questo procedimento a rischio di estinzione del reato per prescrizione, fissata il 6 ottobre prossimo, a 7 anni e 6 mesi dal sisma, come tutti i filoni per i crolli: difficilmente si riuscirà a rifare il processo entro quella data.