“I comuni interessati si trovano nelle province di Chieti, Pescara e Teramo, con una forte concentrazione nell’area del Sangro Aventino. Parliamo di territori già segnati da spopolamento, difficoltà di accesso ai servizi e fragilità infrastrutturali. Ridurre tutto a criteri altimetrici e numerici significa ignorare la realtà sociale ed economica delle aree interne”, sottolineano Gileno, Pavone e Finoli.
“Perdere lo status di Comune montano — proseguono i rappresentanti dei Giovani Democratici — significa perdere accesso a fondi, bandi e agevolazioni fiscali, ma anche mettere seriamente a rischio la tenuta del sistema scolastico locale. Nei comuni montani, infatti, gli istituti comprensivi possono oggi contare su deroghe fondamentali: la possibilità di formare classi con almeno 10 alunni e di mantenere la dirigenza scolastica e gli uffici di segreteria anche con istituti comprensivi sotto la soglia ordinaria di 450 studenti. Senza queste tutele, molti presìdi dello Stato rischierebbero di scomparire, lasciando intere comunità senza un servizio essenziale come la scuola.”
“La scuola nelle aree interne non è solo un servizio educativo, ma un presidio sociale e istituzionale. Preservare queste deroghe significa garantire che resti almeno un servizio scolastico nei piccoli comuni, condizione indispensabile per contrastare lo spopolamento e la fuga dei giovani”, evidenziano gli esponenti regionali e territoriali del movimento giovanile.
“La ridefinizione dei criteri dimostra quanto questo governo regionale sia distante dalle persone che vivono nei territori interni. La mediazione proposta dalla giunta Marsilio è parziale e insufficiente: serve un ripensamento serio, costruito insieme agli amministratori locali e alle comunità”, concludono Gileno, Pavone e Finoli.


