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Clausola sociale nei bandi di gara inerenti affidamenti pubblici, l’incontro con la Cgil

Redazione Cronaca di Redazione Cronaca
10 Maggio 2022
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L’Aquila. La Cgil della Provincia dell’Aquila rende noto che “si è tenuta ieri,  in una sala gremita di lavoratrici e lavoratori, l’assemblea convocata dalla CGIL della Provincia dell’Aquila, insieme alle categorie territoriali FILCAMS CGIL, FILCTEM CGIL, FILLEA CGIL, FILT CGIL, FIOM CGIL, FISAC CGIL, FLAI CGIL, FLC CGIL, FP CGIL, NIDIL CGIL, SLC CGIL, sul tema del ripristino della clausola sociale nei bandi di gara inerenti affidamenti pubblici, a seguito dell’approvazione di qualche settimana fa, da parte del Senato, della legge delega sugli appalti.

La legge conferisce al Governo la delega a rivisitare il Codice dei contratti pubblici, con il rischio concreto di superare l’attuale formulazione dell’articolo 50 del D.lgs. 50/2016 che prevede, nei casi di cambio di appalto, che i bandi di gara, gli avvisi e gli inviti contengano specifiche clausole sociali volte a promuovere la stabilità occupazionale del personale già impiegato. La legge delega, al contrario, prevede anche solo la facoltà per le stazioni appaltanti di inserire, nei bandi di gara, avvisi e inviti, tenuto conto della tipologia di intervento, specifiche clausole sociali.

E, se questo non bastasse, la delega approvata dal Senato relega la stabilità occupazionale delle lavoratrici e dei lavoratori in precedenza impegnati negli appalti a mero requisito premiale dell’offerta. Ciò metterebbe a rischio, anche nella provincia aquilana, migliaia di posti di lavoro, ponendo le lavoratrici e i lavoratori in una condizione di eterna precarietà lavorativa, legata indissolubilmente alle scadenze degli appalti, senza alcuna garanzia per il loro futuro. Quello che più sconcerta è che in una fase storica in cui è necessario garantire stabilità e qualità occupazionale, la scelta del legislatore è quella di incentivare ancor di più la precarietà, e di farlo in comparti spesso essenziali: pensiamo ad ospedali, strutture socio-sanitarie, assistenza domiciliare, cura alla persona, scuole, ministeri e uffici pubblici. Parliamo di lavoratrici e lavoratori che, anche in una fase delicata come quella legata alla pandemia, non hanno mai fatto mancare la continuità dei servizi da loro svolti, garantendo diritti primari alla collettività, quali, tra gli altri, il diritto alla cura, alla salute e all’istruzione. Tutta una serie di servizi per i quali, già in precedenza, abbiamo chiesto l’internalizzazione per generare lavoro stabile. È chiaro che la direzione intrapresa è diametralmente opposta.


Ancora, in caso di cambi di appalto, requisito premiale dell’offerta sarebbe anche l’applicazione dei contratti collettivi nazionali e territoriali di settore stipulati dalle associazioni dei datori e dei prestatori di lavoro comparativamente più rappresentative sul piano nazionale. Anche qui, è inaccettabile che elementi di dignità, quali la giusta retribuzione e il riconoscimento di diritti alle lavoratrici e ai lavoratori, possano essere intesi non come requisiti necessari, ma anche solamente premiali. Tutto ciò porterebbe ad una deregolamentazione del mercato del lavoro, con la legittimazione del dumping contrattuale e dell’applicazione di contratti difformi. Con la conseguenza ultima di retribuzioni più basse e di minori diritti. Peraltro tutto ciò comprometterebbe anche quanto stipulato a livello territoriale in materia di tutela del lavoro negli appalti pubblici e, nello specifico, di contrasto alla concorrenza sleale e al dumping sociale ed economico, di prevenzione di irregolarità e di rispetto di adeguate condizioni di lavoro e tutele.

Siamo convinti che una migliore qualità dei servizi erogati dalle pubbliche amministrazioni passi anche per migliori condizioni di lavoro di lavoratrici e lavoratori. È questo il motivo per cui oggi avviamo questa fase di mobilitazione e chiediamo che il testo della legge delega venga modificato e che la Camera dei Deputati ripristini l’obbligo dell’inserimento della clausola sociale nei bandi di gara sugli affidamenti pubblici.

All’assemblea era presente anche l’On. Stefania Pezzopane, firmataria di un emendamento a garanzia del mantenimento della clausola di salvaguardia occupazionale. Nello specifico, l’emendamento chiede di eliminare l’ipotesi della facoltà nell’inserimento della clausola sociale nei bandi, mantenendone esclusivamente l’obbligo ed eliminare, allo stesso tempo, la previsione della premialità, prevedendo la necessarietà dei requisiti sulla stabilità occupazionale e sull’applicazione dei contratti collettivi nazionali e territoriali di settore stipulati dalle associazioni dei datori e dei prestatori di lavoro comparativamente più rappresentative sul piano nazionale.

La Cgil della Provincia dell’Aquila continuerà, nei prossimi giorni, a tenere alta l’attenzione sul tema e a seguire l’evoluzione dell’iter parlamentare”.

 

Pezzopane, La clausola sociale non si tocca.

Emendamento alla Camera “Ieri pomeriggio nella sede della cgil ho partecipato all’assemblea aperta sulla clausola sociale.

“La proposta passata al senato su questo tema è assurda, sui diritti non possiamo tornare indietro. La clausola sociale è stata la conquista di una battaglia partita dal nostro territorio e per la quale mi sono battuta personalmente. Mi sto impegnando con tutta me stessa in parlamento e nella commissione competente, anche coinvolgendo la Presidente del gruppo Pd Debora Serracchiani. Questo è un tema imprescindibile per il partito democratico. Continueremo a batterci tutte e tutti perché la clausola sociale consegna dignità al lavoro e ai lavoratori garantendo un futuro e un’importantissima tutela. Per noi il lavoro è al centro davvero e lo dimostriamo con le nostre azioni. La clausola ci ha permesso di salvare molti lavoratori e lavoratrici. L’emendamento verrà discusso nella mia commissione tra mercoledì e giovedì. Il Pd farà valere il suo impegno”.

Così ha dichiarato la Deputata Stefania Pezzopane nella affollatissima assemblea introdotta dal segretario provinciale della Cgil Francesco Paolucci.

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