Pescara. Il ponte di Torre Marino a Lanciano diventa un caso politico nazionale. L’Onorevole Luciano D’Alfonso interviene con durezza sulla vicenda dell’infrastruttura frentana, interdetta al traffico ormai da otto anni, denunciando il silenzio delle istituzioni regionali e i continui ritardi che stanno esasperando i residenti.
Un isolamento lungo 2.922 giorni
L’esponente politico sottolinea il paradosso di un’opera ferma da quasi tre millenni di giorni, evidenziando come la chiusura abbia trasformato un tragitto di 10 minuti in una “circumnavigazione” di oltre mezz’ora.
“I ponti servono a costruire comunità, non a dividere vite, storie, necessità”, esordisce D’Alfonso. “Lo avevano capito negli anni ’50 quando a Lanciano hanno costruito il cavalcavia di Torre Marino, sembra paradossale non lo si comprenda nel 2026, con una infrastruttura interdetta da otto anni, un tempo tanto ampio che in Giappone avrebbero costruito 3 aeroporti e 4 stazioni ferroviarie dell’alta velocità”.
Secondo il parlamentare, la mancanza del collegamento sta penalizzando oltre 2mila residenti e danneggiando l’economia locale, costringendo i cittadini a percorsi tortuosi e meno sicuri: “35 minuti non rappresentano più un tempo di vita spendibile accettabile per chi si muove per fare, gestire, decidere e disporre”.
L’affondo contro la Regione e il mistero del cedimento
D’Alfonso punta l’indice contro la mancanza di sorveglianza da parte della Regione Abruzzo, che ha stanziato 780mila euro di fondi pubblici per un cantiere che avrebbe dovuto chiudersi undici mesi fa. La situazione è precipitata lo scorso settembre, quando si è verificato un cedimento strutturale a lavori in corso, provocando un ulteriore fermo di cinque mesi.
“Sento il suono dell’assenza e dell’indifferenza amministrativa su un’opera che doveva essere riconsegnata entro marzo 2025”, incalza l’Onorevole. “Non vedo convocazioni affannate e fruttuose di vertici indagatori da chi ha riversato 780mila euro di soldi pubblici. La realizzazione del cavalcavia di Torre Marino non è come il Natale di Bauli, quando arriva arriva”.
Le cinque domande e l’interpellanza nazionale
L’Onorevole pone cinque interrogativi tecnici e politici per fare luce sulle responsabilità del crollo, sull’eventuale rialzo dei costi, sulle penali contrattuali e sulle garanzie di sicurezza. D’Alfonso contesta l’opacità del Comune di Lanciano sui tempi di consegna e chiede chi si farà garante dell’opera.
La vicenda è destinata ad approdare a Roma. D’Alfonso ha infatti annunciato: “Trasformerò la vicenda in una vertenza di interesse nazionale, studiando anche un’interpellanza per puntare l’indice contro chi ha peccato di assenza di sorveglianza e per colmare quell’assenza di comunicazione istituzionale che i lancianesi stanno sperimentando con colpevole disattenzione della Regione Abruzzo”.


