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Carenza di organico e sovraffollamento per il carcere di Avezzano: va delocalizzato

Merola/Nardella FSA CNPP-SPP: "Siamo pronti a metterci al fianco del sindaco di Pescara"

Lorena Costantini di Lorena Costantini
31 Agosto 2025
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Pescara. Il carcere di Pescara va delocalizzato.
A reiterare la richiesta più volte fatta nel passato è  il Cnpp-Spp nelle persone dei segretari nazionali Giuseppe Merola e Mauro Nardella.
L’invito è rivolto al ministero della Giustizia e all’Agenzia del demanio la cui prima richiesta fu avanzata dal sindaco di Pescara Carlo Masci nel 2021.
La situazione che si vive nella Casa circondariale dopo i disordini del 17 febbraio continua ad essere a dir poco indecorosa e pesantemente falcidiata da carenza di organico e sovraffollamento.
Se a ciò ci aggiungiamo le insidiose caratteristiche che vanno a riguardare l’aspetto strutturale del plesso, privato di qualsiasi elemento capace di vederlo decorare di almeno uno solo degli aggettivi positivi che spereremmo di poter dare, allora si che potremmo dire che si è toccato il fondo dal punto di vista sociologico oltre che in materia di diritto.
Un carcere da tempo alle prese con una serie di problemi irrisolti che meritano la massima attenzione istituzionale.
Dopo la rivolta scoppiata a inizio anno il sindaco di Pescara era stato spinto, cosa che ribadiamo noi del Cnpp-spp, a sollecitare al governo un intervento ormai improcrastinabile facendogli avanzare  nuovamente la richiesta perché si procedesse con la delocalizzazione del carcere di San Donato.
“Anche noi del Coordinamento Nazionale Polizia Penitenziaria Spp”, affermano Merola e Nardella, “”rubando” le parole al sindaco, mettiamo ancora una volta in luce il profondo malessere che vive quotidianamente il personale, un disagio che soprattutto per noi che il mestiere lo pratichiamo da 30 anni ormai, appare inconcepibile, perché si protrae da tempo immemore, con allarmi costanti e ripetuti, così come fatto nell’occasione che abbiamo avuto circa un mese fa quando dell’istituto abbiamo voluto constatarne personalmente il degrado a mezzo ispezione sindacale”.
“Riteniamo di dare assolutamente ragione al sindaco Carlo Masci”, continuano i segretari nazionali, “quando afferma che i problemi del carcere locale, da quelli strutturali a quelli legati alla carenza di personale, vanificano o comunque mettono pesantemente a rischio la funzione del carcere stesso, che deve sempre mirare alla rieducazione e al reinserimento sociale, e rendono impossibile il lavoro della polizia penitenziaria”.
“Proprio per l’attenzione mostrata alla causa e in considerazione del fatto che è stato proprio il primo cittadino a mettere in evidenza l’opportunità di pensare a un sito alternativo”, dichiarano Merola e Nardella, “trattandosi di un evidente detrattore ambientale in una città che si va trasformando e riqualificando sempre più e che ora guarda anche alla fusione con i comuni di Montesilvano e Spoltore, che gli continuiamo a chiedere di avere uno sguardo sempre più globale che affronti nodi rimasti troppo a lungo insoluti”.
“Nelle missive dell’epoca, indirizzate al sottosegretario”,  continuano i segretari, “al ministero e all’Agenzia del demanio, Masci parlava anche dell’obiettivo virtuoso di promuovere la realizzazione di moderne strutture carcerarie da collocare nel più ampio territorio provinciale o comunque in zone meno antropizzate, implementando i servizi penitenziari aggiungendo che non c’è tempo da perdere, che una soluzione va cercata e attuata, e che bisogna muoversi all’unisono, dal governo fino al livello istituzionale locale, per marciare insieme e con convinzione verso la soluzione di un problema che non può più essere rinviato”.
“Anche noi del Cnpp-spp siamo d’accordo sul fatto che quel dialogo istituzionale che aveva permesso all’amministrazione comunale di affrontare positivamente altre emergenze del territorio va attivato quanto prima”, ribadiascono i segretari nazionali,  “per individuare risposte a una questione delicatissima per chi la vive in prima persona ma che interessa più in generale tutta la collettività pescarese, se si tiene conto che attualmente il carcere è inserito nel contesto urbano, in un’area con caratteristiche profondamente diverse rispetto al periodo in cui è stato costruito”.
“La filiera che parte dal Comune di Pescara”, concludono Merola e Nardella, “passa per la Regione Abruzzo e arriva in parlamento e al governo è stata, negli ultimi anni, foriera di risposte per il territorio e l’ auspicio non solo del primo cittadino, che lo affermava, ma anche del Cnpp-Spp,  è che l’esito sia lo stesso anche per quanto attiene alle istanze sul carcere pescarese. Il commissario per l’edilizia Penitenziaria prenda quindi spunto subito da ciò che il sindaco di Pescara ha detto anche perché, vista la condizione disastrosa nella quale si ritrova ad essere il carcere di San Donato, non c’è più tempo da perdere”.
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