L’Aquila. “Il Governo è in ritardo sull’emergenza blue tongue. In particolare dal luglio 2025 attendevamo una risposta all’emergenza che stanno vivendo centinaia di allevatori abruzzesi che hanno contato i capi deceduti nei loro allevamenti. La risposta è arrivata ma è tardiva e inadeguata perché perdurano sottovalutazioni e un inaccettabile scaricabarile.
La blue tongue non è pericolosa per l’uomo, ma è devastante per il comparto ovicaprino. In Abruzzo parliamo di oltre 200.000 capi, di un patrimonio economico, sociale. Parliamo di famiglie, di aziende spesso di piccole dimensioni, già provate dall’aumento dei costi energetici, dei mangimi e dalla contrazione dei mercati, ora aggravati dal conflitto in M.O..
Era una emergenza annunciata perché la diffusione segue dinamiche note ma i piani vaccinali preventivi che avrebbero potuto contenerla non sono partiti in tempo. I protocolli risultano datati e l’assistenza sul campo insufficiente. I ristori tardano e solo in questi giorni si ha notizia di rimborsi con fondi regionali, in totale assenza di trasferimenti di risorse da parte del Governo. E allora il punto politico è semplice: il Governo intende assumersi fino in fondo la responsabilità del coordinamento nazionale per la prevenzione e destinare fondi per i ristori delle perdite del 2025?”.
Così il senatore del Pd Michele Fina, in replica al Governo interrogato, insieme al collega Silvio Franceschelli, sull’epidemia di Blue tongue in Abruzzo.
“Perché la gestione sanitaria è certamente territoriale, ma la strategia vaccinale, il finanziamento degli indennizzi e l’attivazione di strumenti straordinari competono allo Stato. Se non interveniamo, tra qualche mese ci troveremo a discutere di un’altra recrudescenza, magari in altre regioni. Non è più una questione locale. È una questione oramai nazionale e il tempo delle rassicurazioni è finito. Serve un impegno chiaro, con tempi certi e risorse definite.
L’Abruzzo interno sta già combattendo contro spopolamento e fragilità economica e gli allevatori abruzzesi non chiedono privilegi. Chiedono di non essere lasciati soli davanti a un’epidemia che poteva essere prevenuta e che oggi deve essere al centro di una strategia all’altezza. Noi continueremo a vigilare, perché difendere l’agricoltura e la zootecnia significa difendere il lavoro, la coesione sociale e la dignità dei territori”


