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Bio Cantina Sociale Orsogna: sguardo alla biodiversità dei vigneti per l’agricoltura del futuro

Marta Rosati di Marta Rosati
22 Febbraio 2026
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Orsogna.  Tracciare le linee guida, scientificamente validate e ovunque replicabili, per la gestione sostenibile dei vigneti, dimostrando che la produzione di qualità e ​la conservazione della biodiversità non sono solo compatibili, ma sinergiche.

Questo l’ambizioso obiettivo del progetto, di portata internazionale, “Biodiversità in vigneto e per il vigneto”, che vede protagonista la Bio Cantina Sociale Orsogna grazie ad una collaborazione scientifica con il Dipartimento di Scienze e Innovazione tecnologica dell’Università del Piemonte Orientale di Alessandria e il dipartimento di Scienze e Politiche ambientali dell’Università di Milano.

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La ricerca prenderà le mosse da uno studio preliminare già svolto nel 2025 nei territori della Maiella orientale,​ in provincia di Chieti, dove si concentra la produzione della Bio Cantina Sociale Orsogna, leader in Abruzzo e in Italia della viticoltura biologica e biodinamica, con circa 300 soci operativi su 1.500 ettari di vigneto, caratterizzati da oasi di biodiversità, grazie anche alla presenza ​di 130 peschiere, intorno alle quali molte specie vegetali e animali hanno trova​to un habitat ospitale e già oggetto di azioni di tutela e conservazione.

Coordinato da Camillo Zulli, direttore ed enologo della Bio Cantina Sociale Orsogna, questo secondo step del progetto, da portare a termine nel 2027, coinvolgerà ora esperti di livello internazionale, con competenze in ecologia, ornitologia, entomologia e agronomia sostenibile.

“Lo studio preliminare – spiega Zulli – ha ottenuto già importanti risultati in termini di conoscenza dell’ecosistema vigneto, con particolare attenzione alla fauna presente e alle comunità ornitologiche. L’indagine ha poi evidenziato peculiarità significative direttamente correlate alla conduzione biologica e biodinamica da noi adottata da oltre vent’anni, caratterizzata dall’esclusione completa di diserbanti, insetticidi e fungicidi sintetici, l’incremento della fertilità del suolo attraverso letame e sovesci con conservazione del cotico erboso, e  dalla creazione di un ecosistema complesso favorevole alla biodiversità animale e vegetale”.

Nello specifico, coinvolti nella ricerca in collaborazione con le due università, con il coordinamento di Zulli, sono l’ornitologo  Fernando Spina, autorità riconosciuta nello studio della migrazione degli uccelli, Mario Pellegrini e Antonio Di Renzo rispettivamente biologo e botanico del gruppo Biodiversità della Bio Cantina Sociale Orsogna, che analizzeranno come la conduzione agricola interagisce con la biodiversità vegetale e animale dell’ecosistema viticolo.

Oltre al rilievo della flora e della fauna presenti nell’ecosistema vigneto sono state censite circa 130 peschiere, corpi idrici risalenti anche all’800 che hanno rappresentato per generazioni di contadini una fondamentale raccolta di acqua, per uso domestico, per abbeverare animali, per irrigare orti ed ancora oggi funzionanti e vitali per l’ecosistema e per la conservazione della biodiversità animale e vegetale locale.

Non a caso la ricerca ha documentato la presenza di 29 specie di libellule sulle oltre 50 presenti nel territorio nazionale. Tra le scoperte più rilevanti è emersa la presenza del raro Cordulegastertrinacriae, una libellula protetta dalla Direttiva Habitat Europea. L’Associazione Custodi Biodiversità Agricola” Habitat Peschiera” — nata dalla collaborazione tra Bio Cantina Sociale Orsogna, ricercatori universitari, esperti naturalisti e la comunità locale — coordina pratiche sostenibili per proteggere questo ecosistema unico. Protocolli condivisi tra viticoltori biologici, comunità locali e ricercatori garantiscono un equilibrio tra gestione antropica e rispetto di questi preziosi ecosistemi. Cartelli informativi raccontano la storia delle peschiere e le famiglie custodi, trasformando ogni sito in un luogo di valorizzazione culturale e naturale con l’obbiettivo di integrare tutela ambientale e memoria storica contadina, garantendo un equilibrio duraturo tra uso sostenibile e protezione degli ecosistemi acquatici per le future generazioni.

“L’approccio multidisciplinare di questo progetto crea un modello di ricerca applicata per la viticoltura del futuro – conclude Zulli -. Nello stesso tempo il lavoro rappresenta un passo importante per proteggere e valorizzare i territori dei vignaioli di Bio Cantina Sociale Orsogna. La viticoltura biologica e biodinamica si conferma un esempio concreto di come l’agricoltura possa contribuire attivamente alla conservazione degli ecosistemi naturali, creando un modello replicabile per altre realtà vitivinicole italiane ed europee”.

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