L’Aquila. Telefonate e inseguimenti ma non è stalking, per la Corte d’Appello “i fatti non sussistono”: assolto 44enne.
La Corte d’Appello dell’Aquila ha ribaltato la sentenza di primo grado che, nel giugno 2023, aveva condannato T.E., 44 anni, a 2 anni e 6 mesi di reclusione per stalking nei confronti degli ex soci del padre.
La vicenda, che si trascinava dal 2015 al 2017, aveva al centro dinamiche all’interno di una società familiare, dove, secondo l’accusa, l’uomo avrebbe messo in atto una serie di comportamenti vessatori: telefonate insistenti, visite improvvise presso l’azienda e inseguimenti in auto, creando presunti disagi agli ex soci del padre.
Il Tribunale di Avezzano, in primo grado, aveva dichiarato la prescrizione di alcuni reati e condannato T.E. per fatti più recenti. Tuttavia, l’Appello, presieduto dalla dottoressa Flavia Grilli, ha completamente ribaltato la decisione: “I fatti contestati, commessi tra il 2014 e il 2021, non sussistono”, si legge nella sentenza. Secondo i giudici, le parti offese non hanno dimostrato il perdurante stato di ansia o paura richiesto dalla legge, né che le loro abitudini di vita siano state effettivamente alterate.
Gli avvocati difensori, Roberto Verdecchia e Carla Vitale, avevano contestato la valutazione del Tribunale di primo grado, sottolineando l’assenza di prove concrete a sostegno delle accuse di stalking. La Corte d’Appello ha accolto integralmente le istanze di difesa, pronunciando l’assoluzione totale dell’imputato.
La vicenda, che aveva suscitato notevole clamore nella Marsica, si chiude così con una sentenza definitiva che ribalta completamente l’impostazione iniziale: da una condanna a due anni e sei mesi a un’assoluzione totale.


