L’Aquila. Cresce la tensione all’interno dell’Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale (ARPA) Abruzzo. Tra i lavoratori serpeggiano “malessere e rabbia”, alimentati da una gestione delle risorse umane definita dalle rappresentanze sindacali come “sempre più opaca e discrezionale”. Al centro delle polemiche, da ultimo, i due concorsi per dirigenti ingegneri banditi lo scorso 29 dicembre.
I “concorsi di Capodanno”
Secondo la RSU, i requisiti previsti per queste due nuove posizioni sarebbero “così specifici ed escludenti che è inevitabile chiedersi se non siano stati inseriti unicamente per limitare l’accesso il più possibile”. Carla Cimoroni, componente della RSU ARPA Abruzzo, sottolinea come queste figure non fossero previste nel piano assunzionale e che la Direzione non abbia fornito chiarimenti sulle reali esigenze operative.
“Nel Sistema delle Agenzie è prassi che per le figure dirigenziali tecniche le selezioni siano aperte a tutte le lauree in materie tecnico-scientifiche e ‘a maglie larghe’, per favorire una partecipazione ampia e una selezione migliore”, spiega Cimoroni.
Cinque anni di gestione contestata
I bandi di fine anno sarebbero solo la punta dell’iceberg di una strategia avviata nel maggio 2020 con l’insediamento del Direttore Generale, l’Avv. Maurizio Dionisio. La RSU elenca una serie di criticità che hanno segnato l’ultimo quinquennio:
-
Annullamento di concorsi già programmati e pubblicazione di nuovi bandi con requisiti modificati.
-
Sovrapposizione di procedure: nuovi bandi pubblicati nonostante graduatorie ancora in vigore (con due sentenze favorevoli del TAR per i ricorrenti).
-
Incarichi non coerenti: assegnazione ai vincitori di mansioni diverse da quelle messe a concorso.
-
Pianificazione instabile: piani triennali del fabbisogno modificati ogni sei mesi senza adeguate motivazioni.
-
Abuso di incarichi fiduciari: circa il 30% dei dirigenti nel 2024 è costituito da funzionari in aspettativa e non da dirigenti di ruolo.
Il precariato e il comparto
La situazione non è migliore per il personale non dirigenziale. La RSU denuncia un turnover garantito solo numericamente, ma che penalizza le alte professionalità a favore di qualifiche basse. Particolarmente critica è la posizione dei precari legati ai progetti: rappresentano il 20% del totale e la metà attende una stabilizzazione da oltre tre anni. Per queste categorie, le progressioni avverrebbero senza criteri generali, ma “caso per caso”.
La richiesta di revoca
L’attuale clima rischia di minare la credibilità dell’intero ente.
“L’opacità e l’ingiustificata discrezionalità con cui sono state gestite alcune procedure finiscono per screditare tutto il sistema e soprattutto i lavoratori che operano con professionalità”, conclude Cimoroni.
La richiesta della RSU è netta: la revoca immediata dei due bandi del 29 dicembre per porre un argine a una gestione che, se non contrastata, rischierebbe di diventare la norma anche per il futuro.


