Pescara. Nuovo affondo sulle politiche regionali per le aree interne. Il consigliere regionale Antonio Di Marco annuncia un’interpellanza per fare chiarezza sugli effetti della riforma nazionale sulla classificazione dei Comuni montani e sulle ricadute per l’Abruzzo.
“Quella presentata oggi dal presidente Marco Marsilio e dall’assessore Roberto Santangelo come ‘legge regionale sulla montagna’ somiglia più a una riproposizione, in chiave rassicurante, della logica che accompagna la riforma nazionale sulla classificazione dei Comuni montani e che continua a lasciare fuori 26 Comuni abruzzesi, territori veri di montagna che rischiano di perdere, dal 2027, una qualificazione fondamentale per il loro sviluppo”, afferma Antonio Di Marco, esprimendo vicinanza ai sindaci che hanno scritto a Consiglio e Giunta regionale.
“Siamo preoccupati perché dietro gli annunci odierni non emergono strumenti concreti, né coperture certe, né modalità operative capaci di garantire che la perdita della ‘montanità’ non si traduca in uno svantaggio strutturale”, sottolinea Di Marco, annunciando la presentazione formale dell’atto ispettivo.
Nel mirino anche il metodo seguito dalla Regione. “Una conferenza per dire che non verranno persi servizi, che non verranno chiuse scuole, che resteranno accessibili altri fondi. Ma come? Con quali atti? Con quali risorse vincolate? Rassicurazioni solo verbali non bastano”, incalza Di Marco, che contesta l’idea secondo cui “non tutti i Comuni possono essere montani”, ricordando come la montanità sia una condizione concreta fatta di isolamento, fragilità demografica e maggiori costi per cittadini e imprese.
Il consigliere parla di un Consiglio regionale escluso dal confronto e di un Comitato legislativo già impegnato sul tema ma non coinvolto nell’ultimo passaggio. “Ci viene detto che inizialmente erano 58 i Comuni esclusi in Italia e che ora sono diventati 27, con 22 recuperati in Abruzzo. Ma il dato politico resta: 26 Comuni abruzzesi rimangono fuori e su di loro oggi non è stata fornita alcuna garanzia attuativa reale”, evidenzia.
Secondo Di Marco, l’accesso ad altri canali di finanziamento – dalla rigenerazione urbana alla mobilità – non può essere considerato equivalente al mantenimento dello status. “Quei fondi non sono automatici, non sono strutturali e non sostituiscono la perdita di una qualificazione che incide su agevolazioni fiscali, servizi e opportunità di sviluppo”, rimarca.
Con l’interpellanza, il consigliere chiederà quali risorse vincolate saranno destinate ai Comuni esclusi, quali misure normative garantiranno il mantenimento dei servizi e quale ruolo intenda assumere la Regione nella trattativa ancora aperta con il Governo. “Le comunità montane non crescono con la propaganda”, conclude Antonio Di Marco.


