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Afghanistan, la testimonianza di un profugo: “ho rischiato di morire, salvato dagli italiani”

Francesca Lelli di Francesca Lelli
20 Agosto 2021
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L’Aquila. “Ci stavano per schiacciare. Avevo in braccio mio figlio di due anni e c’era mia moglie che si stava sentendo male. I militari italiani ci hanno tirato dentro e ora grazie a loro sono qui”, questo il
racconto, in un video diffuso dalla Difesa, in cui è ripreso di spalle, di uno dei cittadini afghani arrivati in Italia nei giorni scorsi e ora in quarantena in una struttura dell’Esercito in Abruzzo. “Io da 15-16 anni vivo in Italia”, dice l’uomo, di etnia Hazara, “ma sono tornato a Kabul per portare via la famiglia che era in pericolo”.

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Il giorno prima dell’arrivo dei talebani “ho contattato l’ambasciata italiana. Mi hanno detto di andare in aeroporto, indicandomi un gate, ma non sono riuscito a trovarlo. Quella notte sono rimasto per strada, rischiando che mi ammazzassero: io sono un Hazara, per i talebani non siamo buoni musulmani”. Quando è tornato in aeroporto e il portone si è aperto c’erano 800-900 persone che volevano entrare, mia moglie è caduta, il mio bambino di due anni stava per essere schiacciato. In qualche modo sono riuscito a togliermi dalla calca. Abbiamo rischiato tutti di morire”.

Il giorno dopo, mentre già “c’erano voci che i talebani entravano nelle case degli Hazara”, l’uomo torna a contattare le autorità italiane ed anche i suoi colleghi di lavoro a Torino. “Tutti mi aiutano”. Gli vengono date altre indicazioni, lui torna in aeroporto. “C’erano i carri armati con sopra le mitragliatrici e sparavano di continuo. Mio figlio piangeva, ma non aveva più voce: gli uscivano solo le lacrime. Mia moglie stava svenendo e io non avevo neanche una bottiglietta d’acqua. Sono riuscito ad arrivare al portone, tutti spingevano. I militari italiani ci hanno tirato dentro, non so come, ma pensavamo davvero che fosse finita. Ora siamo finalmente al sicuro, ma non possiamo dimenticare. E la notte non riusciamo a dormire”.

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