Roccamontepiano. Al via il progetto di partecipazione “Il Borgo di Roccamontepiano”, che porterà la firma dello studio LAP Architettura. Fondato a L’Aquila nel 2015 da un gruppo di giovani architetti, LAP concepisce un nuovo modo di ridisegnare il paesaggio e ogni progetto è il frutto delle idee, dei desideri e delle necessità di chi lo vive, coinvolgendo le comunità locali attraverso lo strumento della progettazione partecipata.
Da questo modus operandi prenderà vita il disegno di riqualificazione del Comune di Roccamontepiano. Basata sul modello della partecipazione, la fase di progettazione consterà di tre momenti: l’incontro con la comunità, la raccolta e l’interpretazione delle idee dei cittadini e, per finire, l’elaborazione del progetto vero e proprio.
Il primo appuntamento, la Passeggiata di Comunità, si terrà domenica 5 dicembre alle ore 9:00, con ritrovo alla sede del Municipio di Roccamontepiano. Gli architetti di LAP Architettura, insieme al Sindaco Adamo Carulli e ai cittadini di Roccamontepiano, si incontreranno per una camminata esplorativa del borgo “nuovo” – ricostruito dopo la frana del 1765 – e “antico”. Dapprima visiteranno il centro urbano, quindi si dirigeranno in località La Grava, il sito dove sorgeva il villaggio prima dell’evento franoso. La passeggiata proseguirà verso il Convento di San Francesco Caracciolo, quindi verso la Grotta di San Giovanni, fino a raggiungere un altopiano a circa 650 m s.l.m. con vista panoramica. Continuerà ancora nella zona orientale, dove ancora oggi si erge la Chiesa della Madonna delle Grazie sopravvissuta alla calamità naturale. Procederà poi verso la fontana Grotta di San Rocco, gli orti terrazzati dei Catambrani e il Monastero di San Pietro, quindi verso il Parco dei Carpini per terminare al Santuario di San Rocco.
L’evento è aperto a tutti e mira a favorire la conoscenza del territorio, dei luoghi, dei racconti e delle suggestioni; a promuovere l’incontro e l’integrazione tra i cittadini, a comprenderne le esigenze, le aspettative e le speranze.
Al termine, sarà sviluppata una mappa del sito, che ne evidenzierà i punti di forza e le criticità su cui si concentrerà lo studio degli interventi progettuali.
Gli steps a seguire saranno improntati su interviste specifiche a testimoni locali, “focus group” e laboratori di co–progettazione da cui prenderà forma il progetto “Il Borgo di Roccamontepiano”.
Quest’ultimo sarà presentato alla cittadinanza tramite la tecnologia della realtà aumentata che consentirà un’esplorazione virtuale del borgo, vivendo in anteprima le opere architettoniche che saranno realizzate.
Si tratta questa di una presentazione quantomai innovativa, che offre una prospettiva unica, immersiva, realistica e interattiva.
In questo modo, il coinvolgimento degli abitanti di Roccamontepiano rappresenterà un momento sociale e culturale, finalizzato alla creazione di una consapevolezza critica del proprio territorio, atto a stimolare la partecipazione attiva di ognuno che potrà sentirsi “architetto” del proprio paese.
“La Camminata di Comunità, che si terrà domenica 5 dicembre, costituisce un modello partecipativo di ricostruzione dell’identità di Roccamontepiano, che il 24 giugno 1765 fu completamente distrutto da una frana. Il circuito che si percorrerà è infatti quello attorno all’area colpita dalla catastrofe naturale. Il progetto di partecipazione nasce proprio dall’idea di ricostruire, partendo dal sito colpito e che tutt’oggi costituisce una ferita per il territorio, la vera essenza dei luoghi sopravvissuti e dei luoghi naturali. Il coinvolgimento della comunità deve essere un concetto nuovo di indicazione e di progettazione urbanistica che vertono
sull’aspetto predominante di questo territorio: la natura forte dei luoghi. Insomma, contrapporre a quella che si definisce “rigenerazione urbana” un’idea di “rigenerazione naturale” e di “ricostruzione identitaria” attorno a un simbolo tragico della nostra terra che possa diventare un luogo di rinascita”– ha dichiarato il
Sindaco di Roccamontepiano Adamo Carulli.
”Crediamo sia fondamentale partire da una svolta narrativa: smettere di parlare di borghi vuoti e di aree interne e isolate, ma di piccole città tutte da vivere e scoprire! La parola d’ordine? Trasformare i limiti in opportunità! In tal senso si rende necessaria un’architettura nuova per luoghi storici, come
Roccamontepiano, che porti modernità, sostenibilità e una vita migliore, senza alterare il legame atavico tra popolazione e territorio. Oggi, di oltre 5000 borghi, il 70% è a rischio abbandono. Ma facendo un confronto con le grandi metropoli, in cui le ingiustizie sociali si rivelano sempre più come ingiustizie di spazio, questi
piccoli Comuni, capaci di offrire spazi ampi e a tutti, assumono ancora più valore. L’importante è dotarli di beni e servizi essenziali per la sopravvivenza, come le cure mediche, l’istruzione e l’assistenza sociale. Da qui il nostro impegno per questo grande progetto”– ha affermato il team LAP Architettura.
LAP – Laboratorio di Architettura Partecipata
Il Laboratorio di Architettura Partecipata nasce da una collaborazione tra lo studio MC A (Mario Cucinella Architects) e VIVIAMOLAq, un’associazione di studenti di architettura e ingegneria dell’Università dell’Aquila nata appena dopo il sisma del 2009 con lo scopo di partecipare alla riprogettazione della città in modo volontario e no profit. Nel 2015 si converte in studio di architettura guidato da Daniel Caramanico, Federico Sorgi e Simone Esposito, supportati da una squadra coesa di giovani progettisti talentuosi e appassionati che si rinnova continuamente e apre le porte ad architetti e ingegneri creativi e sperimentatori. Il Laboratorio di Architettura Partecipata propone un nuovo modello di progettazione, partecipativo, che cresce e si plasma nell’ascolto dei cittadini. L’obiettivo è fare in modo che gli interventi sul territorio non siano percepiti come top–down ma risultino connessi alle esigenze e ai desideri delle comunità coinvolte, interpretando un bisogno condiviso. Il modello si compone di tre momenti principali. In una fase immateriale, in cui l’edificio non c’è ancora, si costruisce una narrazione e si crea un legame affettivo con il paesaggio.
Un approccio che inizia dalle persone, dai bambini agli anziani, al centro dell’interesse poste nella condizione di formulare un pensiero critico e approfondire il loro legame con il luogo che abitano e la comunità a cui appartengono.
Segue l’elaborazione del progetto che progredisce attraverso costanti incontri di aggiornamento con gli amministratori locali e i cittadini. Si conclude con un momento celebrativo dello stesso, in cui ognuno si sente “architetto” dello stesso e parte integrante di una comunità che lo accoglie. “Crediamo che in questo modo l’architettura potrà diventare davvero di tutti. Siamo sicuri che un progetto nato dal basso non potrà che costituirsi come il seme di un nuovo spirito identitario per la comunità”.



