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Mercatino etnico Pescara, Sinistra Italina: è una questione di integrazione e civiltà per la città

Redazione Centrale di Redazione Centrale
8 Marzo 2017
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Pescara. ”A chi oggi ci accusa di voler “legalizzare il mercato della contraffazione” noi rispondiamo che questo è il film già visto e andato in onda negli ultimi 20 anni e che quello che accadrà invece è ancora tutto da vedere e per il momento parlano gli atti che vanno giusto nella direzione opposta”, così Daniela Santroni e Ivano Martelli (SI) in merito alla vicenda del mercatino etnico per la quale ”non una questione tecnica o urbanistica, ma una questione di integrazione e civiltà per la città di Pescara”. ”Il centrodestra che oggi presenta oltre 800 emendamenti nei 5 anni di governo non ha mosso un dito né proposto azioni di emersione dall’illegalità e di rispetto della dignità del lavoro. La soluzione proposta dall’Amministrazione comunale è frutto di un percorso condiviso con la comunità senegalese che tende a offrire un’occasione di integrazione reale e inclusione attiva: consentendo agli stranieri, e non solo, che lavorano nel commercio ambulante di avere un punto di riferimento unico, organizzato, funzionale e regolare nel quale accogliere i propri clienti; rappresentando un’opportunità di lavoro per diverse persone; limitando le forme di attività commerciali irregolari; contribuendo a ravvivare la comunità pescarese e incrementando le occasioni di integrazione tra autoctoni e culture altre; rispondendo all’esigenza dei cittadini, tutti, di decoro urbano, sicurezza e promozione della legalità e del lavoro”. ”Pertanto, seppur gli esiti non sono affatto scontati, possiamo affermare che questa è la prima Amministrazione della città che si pone come obiettivo quello dell’integrazione e della dignità del lavoro migrante.

Un primo risultato lo abbiamo già raggiunto. Parte degli ambulanti stranieri (di diverse nazionalità) si sono costituiti in cooperativa. E già questa è integrazione. Una volta adottata la delibera sarà possibile emanare adeguato avviso pubblico a norma di legge per individuare il soggetto gestore dell’area commerciale che si andrà ad insediare. A chi invece ci accusa di “spendere” soldi per una minoranza etnica di operatori commerciali e di non considerare i nativi italiani, sono i dati 2016 di Confesercenti a parlare. Nell’ambito del commercio ambulante nazionale gli imprenditori non italiani sono la maggioranza: ad agosto 2016 le attività guidate da stranieri erano 103mila, il 53,1% del totale e il 4,9% in più rispetto allo scorso anno.

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