Pescocostanzo. ”Ci sono abiti che si indossano e altri che raccontano. Quello storico di Pescocostanzo racconta una comunità, le sue mani, le sue tradizioni, il rapporto tra arte e vita quotidiana. È da questa consapevolezza che nasce la risoluzione che ho depositato in Consiglio regionale, con l’obiettivo di avviare un percorso istituzionale per la tutela e la valorizzazione di quell’abito e del patrimonio culturale che vive intorno ad esso, verificando anche le condizioni per il riconoscimento nell’ambito UNESCO”. Lo rende noto Massimo Verrecchia, consigliere regionale di Fratelli d’Italia.
“Vogliamo – spiega – rendere ancora più viva un’altra nostra preziosa tradizione e capace di essere trasmessa. L’antico abito di Pescocostanzo non è soltanto la bellezza di ciò che vediamo: dentro quei tessuti ci sono generazioni di conoscenze, il lavoro degli artigiani, il tombolo, l’oreficeria, gli ornamenti, le consuetudini e un modo attraverso il quale una comunità ha rappresentato per secoli la propria identità – afferma Verrecchia. Un’identità profonda e radicata, che affonda le sue radici nella straordinaria cultura costituitasi a Pescocostanzo anche grazie a figure illustri come Ottavio Colecchi, all’interno di una comunità che non era semplicemente un paese bensì un’università sui domini capace di creare ricchezza e di gestire un ampio e complesso ambito territoriale. Il documento propone di costruire un percorso strutturato, insieme al comune di Pescocostanzo e ai soggetti istituzionali, scientifici e culturali competenti. Il primo passo – riferisce – sarà approfondire e documentare questo patrimonio attraverso una ricerca capace di ricostruire l’origine e l’evoluzione dell’abito, i materiali e le lavorazioni ma anche il contesto sociale e culturale nel quale esso è nato e si è tramandato. Una storia – evidenzia – che possiede anche importanti tracce documentarie. Tra queste, la matrice per incisione raffigurante il ‘Costume di uomo e di donna del paese di Pescocostanzo’, attribuita a Giacomo Milani e datata tra il 1794 e il 1799, presente nel catalogo generale dei Beni Culturali e conservata nel museo archeologico nazionale di Napoli. Partiamo dalla storia per guardare al futuro – prosegue Verrecchia – il riconoscimento UNESCO è un iter serio che richiede ricerca, documentazione, coinvolgimento della comunità e individuazione dello strumento più appropriato. Con questa risoluzione vogliamo creare le basi affinché le istituzioni lavorino insieme e si verifichi concretamente la fattibilità di questo obiettivo. Il progetto guarda, infatti, oltre il singolo manufatto – rimarca – abbracciando l’insieme delle conoscenze e delle pratiche che lo hanno generato: dal merletto a tombolo alla tradizione orafa, dalle tecniche artigianali alle testimonianze orali. La proposta prevede, inoltre, la digitalizzazione delle fonti storiche, iniziative con le scuole e le nuove generazioni, laboratori, mostre, pubblicazioni, itinerari culturali e attività capaci di legare patrimonio, cultura e promozione del territorio. Pescocostanzo possiede qualcosa che non si può riprodurre artificialmente: un’identità autentica. Il nostro compito è darle forza senza snaturarla, farla conoscere senza trasformarla in folklore, consegnarla alle nuove generazioni senza interrompere il filo che la lega a quelle precedenti. È questa la sfida che lanciamo: fare dell’abito storico di Pescocostanzo non soltanto la memoria di ciò che siamo stati ma una delle storie attraverso cui raccontare al mondo ciò che l’Abruzzo è ancora oggi”, conclude Verrecchia.



